Cosa c’é dietro ai blog Pro-Ana?

La denuncia dello scorso novembre contro l’aHvità di un blog Pro-Ana, da parte di una madre di Ivrea, aveva acceso i rifle[ori sull’Anoressia Virtuale e sul pericolo dei consigli offerB da queste blogger, sempre più influencer e divinità venerate e riconosciute dai giovani contemporanei. Così, sull’onda del consueto allarmismo mediaBco, era nata la credenza che i siB Pro-Anoressia e Pro-Bulimia fossero diventaB la nuova emergenza sociale da contrastare ed eliminare, anche se, in verità, esistono da più di 10 anni in tu[o il mondo e sono una realtà che agisce nel virtuale con serie conseguenze per la vita reale.

Ciononostante, ancora oggi, in Italia manca una legge capace di regolamentare e punire la nascita e sempre maggiore diffusione di quesB siB dispensatori di suggerimenB e regole per diventare magre, belle e perfe[e, vincitrici nella ba[aglia quoBdiana con la bilancia. Il proge[o di legge, nato solo nel 2008 con firma Lorenzin e diventato decreto legge ad opera di Marzano nel 2014, punirebbe con carcere e sanzioni pesanB chi isBga con qualsiasi mezzo, anche per via telemaBca, a tenere condo[e che possano portare a disturbi del comportamento alimentare. Purtroppo tale decreto legge è ancora parcheggiato in Parlamento in a[esa di essere definito, discusso e approvato.

Partendo da questo fa[o di cronaca abbiamo cercato di approfondire la quesBone provando a scoprire e a rifle[ere su cosa c’è dietro a questo fenomeno virtuale: “Perché le adolescenB si rivolgono sempre più ai blog Pro-Ana e Pro-Mia, affidando la loro vita e la loro “felicità” ai consigli offerB dalla comunità virtuale?” Considerando che gli adolescenB contemporanei sono naBvi digitali, millenials che vivono il Web come parte integrante della loro vita, sopra[u[o nella costruzione dell’idenBtà individuale e sociale, non

possiamo non aspe[arci che ricerchino anche nel mondo virtuale riferimenB e sostegno reciproco per dare senso e forma alla confusione che spesso si trovano a vivere durante l’adolescenza. Il problema può nascere quando i giovani hanno solo il Web come punto di riferimento, guida normaBva che stabilisce regole e limiB e che offre informazioni e aiuto, diventando l’unico spazio di condivisione capace di accompagnare le adolescenB alla loro meta finale: diventare magre e perfe[e, a qualsiasi costo.

È così che, ai tempi di Internet e con le nuove tecnologie, l’anoressia ha preso spazio e voce anche nei blog Pro-Ana, terreno ferBle per rispondere alle fragilità adolescenziali, offrendo supporto e normaBvità, senso di appartenenza e di adeguatezza, in una dimensione relazionale virtuale indifferenziata ed omogenea. I nostri adolescenB, affamaB di amore e di riconoscimento, hanno bisogno di contenimento e regole, che sappiano guidarli nel percorso della vita, e sono alla ricerca conBnua di ammirazione per il Sé che, non più incanalato nelle regole delle figure genitoriali, supera ogni limite, vive in un’onnipotente libertà e fa di tu[o per o[enere l’approvazione altrui. Ed è proprio questa fame di contenimento e riconoscimento che, anche a fronte della mancanza di normaBvità genitoriale, potrebbe portarli a ricercare nel mondo “social” il riferimento, le regole e il sostegno emoBvo di cui necessitano, ritrovando nei siB Pro-Ana un ritra[o condiviso in cui riescono a rispecchiarsi.

Le chat online promuovono, infaH, un vero e proprio sBle di vita, scandendo tu[e le fasi della giornata con comportamenB prestabiliB e de[agliaB, capaci di soddisfare i bisogni di controllo e perfezione ossessivamente ricercaB dalle anoressiche. Tali forum diventano degli spazi di comunicazione e condivisione di pensieri, linguaggi e azioni in un contesto “gruppale” impegnato nella ba[aglia per l’affermazione idenBtaria a cui il proge[o anoressico dà forma. In parBcolare, viene ostentata una scelta di vita e negato il disagio a[raverso una sfida: quella del diri[o ad essere “anoressica”, sfida lanciata alla società e della quale la rete è il primo rappresentante. Così la comunità online può andare a sosBtuire le relazioni reali e a “normalizzare” comportamenB autolesionisBci e violenB compiuB dalle anoressiche nei confronB del proprio corpo, creando una forma di legame emoBvo che può portarle ad affidarsi e a seguire fedelmente i “comandamenB della magrezza” sBlaB nei siB.

La rigida normaBvità e il rispecchiamento nell’omogeneità gruppale dei blog Pro-Ana esprimono il desiderio anoressico di una relazione controllabile e poco differenziata e possono condurre a una vera e propria idealizzazione della patologia, vista non come malaHa mortale, ma come amica fedele con la quale si crea una relazione inedita e quasi fusionale: “Quando Ana è con me mi sento forte, leggera, meno lontana dai miei obieHvi”. Ana appare, appunto, uno sBle e una filosofia di vita, arrivando anche ad assumere le sembianze di una musa, una persona cara che aiuta, sosBene, protegge, richiedendo in cambio sacrificio e devozione; è definita “perfezione” ed è descri[a come dea da pregare, come colei che perdona, colei di cui si può essere degne laddove le si offrano le proprie sacrificali condo[e quoBdiane: “So che lei è il male ma io non vedo vie d’uscita, sto solo cercando di essere felice e Ana è l’unica che può aiutarmi”. In questo spazio virtuale, in cui il corporeo e il mentale si declinano con leggi proprie, va così in scena un’allucinazione condivisa che si esprime in un linguaggio di appartenenza rigidamente controllante e che diventa anche uno

scenario dove si sperimentano relazioni, emozioni e visioni, a[raverso la barriera proteHva dello schermo digitale.

Da questo quadro il fenomeno Pro-Ana ci appare in tu[a la sua complessità, in parBcolare nell’ambivalenza di un legame con l’Altro che nel virtuale è assente/presente, di un Altro capace di stabilire norme e sanzioni e di offrire riconoscimento e forza, per “aiutare” a realizzare il proprio proge[o anoressico. Cercando di esplorare cosa si cela dietro le comunicazioni espresse in questo spazio virtuale, potremmo forse concludere che nei siB Pro-Ana i nostri adolescenB ricerchino amore, ascolto empaBco, autorevolezza e riconoscimento, fonB di nutrimento per il proprio Sé, che hanno difficoltà a trovare nell’a[uale mondo offline? Se così fosse, potremmo leggere questo fenomeno come un appello “forte”, rivolto ai genitori e agli adulB autorevoli, a recuperare una funzione normaBva e una cultura del limite che sembrano essere “evaporate”.

Dott.ssa Elena Mietto – Gapp Alessandria