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Anoressia e Bulimia “all’apparenza opposte, due facce della stessa medaglia”

La Dott.ssa Flaminia Cordeschi, presidente DAI-FIDA Roma, è stata intervistata da Enrico Scoccimarro per LUMSA news.

L’intervista è centrata sull’incremento dei casi DCA durante la pandemia Covid-19 e del ruolo che può avere la società nell’aiutare e supportare le persone che soffrono dei disturbi del comportamento alimentare.

Come evidenzia la Dott.ssa Flaminia Cordeschi “Dover rimanere a casa ha fatto emergere vissuti di incertezza e precarietà con riflessi negativi sull’alimentazione. In alcuni casi è ricomparso un pregresso disturbo del comportamento alimentare, in qualche modo compensato prima dell’arrivo del Covid-19. In altri il disturbo alimentare è iniziato quando il rallentamento del ritmo della vita ha reso possibile un maggior contatto con sé stessi vissuto come problematico e irrisolto”.

“Anoressia e bulimia sono all’apparenza opposte, ma sono due facce della stessa medaglia. In termini di posizione interna sono sempre un modo per poter continuare a non esserci”.

“Per chi soffre di DCA è necessario attivare un percorso specializzato di sostegno che riguardi anche le famiglie, basato su un aiuto psicologico, meglio se di tipo psicoanalitico, e nutrizionale, alle volte anche medico e psichiatrico. Quello che noi DAI-FIDA chiamiamo modello integrato di cura”

Leggi l’intervista integrale su questo link 

Autolesionismo e DCA

Numerosi studi evidenziano l’esistenza di una correlazione tra disturbi del comportamento alimentare e gesti autolesivi. Infatti, circa il 30%-40% delle persone con disturbi alimentari ricorrono o hanno avuto episodi autolesivi . Essendo il corpo il mezzo attraverso il quale comunichiamo con gli altri, molto spesso può diventare in modo inconsapevole la manifestazione di un profondo disagio. I gesti autolesivi possono trovare una spiegazione nel costante bisogno di punire sé stessa a seguito di un pasto “sbagliato”, di un’abbuffata o di un gesto qualsiasi che abbia, per qualche verso, scatenato un senso di colpa incontenibile. Il peso di provare un dolore profondo a cui non si riesce a dare un nome, è talmente ingestibile che causarne uno maggiore sul proprio corpo sposta l’attenzione dal dolore precedente ad uno concreto e governabile. In questo modo, si tenta di controllare lo stimolo spiacevole concretizzandolo in un atto e il ferirsi diviene un semplice mezzo, esattamente come il digiuno o come il vomito, per raggiungere uno scopo, che si tratti dell’annullamento di sé o dell’autopunizione. Quindi queste pratiche come il vomito autoindotto nella bulimia, l’ipercontrollo del cibo nell’anoressia e l’autolesionismo diventano l’unico anestetico efficace che consente di passare da un malessere interiore ad uno corporeo illudendosi così di poterlo gestire.

Le patologie alimentari e l’autolesionismo rappresentano il tentativo di far fronte ad un vissuto traumatico e ad una sofferenza difficili da sostenere dove il corpo diventa il teatro dei conflitti emotivi.pict4229