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Disagi contemporanei

Quando il legame con l’altro, che pure è essenziale nella vita, viene investito in modo eccessivo, può
arrivare a condurre il soggetto in uno stato di grande sofferenza e insoddisfazione. Ad esempio, può
essere il caso di uno smisurato investimento in una passione amorosa che si sente non ricambiata ma da
cui, comunque, pare impossibile sganciarsi, votati a fare qualsiasi cosa per l’altro, senza limite. Oppure di
un’esperienza lavorativa e professionale vissuta come unica modalità per affermare il proprio valore,
conducendo a comportamenti eccessivi e iperattivi. L’imperativo che governa la contemporaneità –
“Lavora! Produci!” – può arrivare al soggetto in modo distruttivo, basti pensare ai casi di burn out o di
mobbing ma, anche, a situazioni lavorative precarie, vissute senza la certezza del rinnovo di un contratto o
nel terrore di un disinserimento sociale.

In giovane età, anche un eccessivo investimento nella performance scolastica può portare il soggetto a
paralizzarsi, quando nell’orizzonte di crescita e maturazione null’altro trova posto se non il dato numerico
della votazione.

Un disagio simile può verificarsi quando qualcosa di troppo caratterizza la modalità di utilizzare un
oggetto, di dedicarsi a una attività, di trattare il corpo.
Facciamo riferimento alle esperienze del gioco d’azzardo o dei video giochi o dei social network, quando
da semplici passatempo o occasioni di incontro e comunicazione, diventano veri e propri oggetti di
dipendenza.

Come pure a esagerati trattamenti del corpo che si rendono spesso visibili allo sguardo manifestandosi in
eccessive pratiche di tatuaggio o piercing, segni della scrittura di una storia che non si è in grado di
mettere in parole; o, anche, in corpi snaturati di donne e uomini che sfidano il passare del tempo con ogni
mezzo, dalla chirurgia estetica alla ricerca estrema della forma fisica.
Quest’ultimo è il caso della cd vigoressia o bigoressia, una patologia che colpisce soprattutto gli uomini.
Come nell’anoressia mentale, chi soffre di questo disturbo tende ad avere una percezione alterata della
propria immagine corporea, “ossessionato” dalla costruzione e dal mantenimento di una “perfetta” forma
fisica, come dalla paura di poterla perdere. Si dedica a sessioni estenuanti di allenamento, spesso associate
a diete molto rigide e fortemente sbilanciate, abuso di integratori alimentari e, nei casi più estremi, di
sostanze dopanti.

Il soggetto può non realizzare immediatamente che il suo coinvolgimento con l’altro dell’amore, del
lavoro/studio o del corpo, all’inizio ben accettato socialmente, stia prendendo la direzione di un
malessere. Il disagio psicologico può manifestarsi nel tempo, in forme sintomatiche contemporanee
differenti dal passato. Oltre che in sregolati rapporti con il cibo, può presentarsi anche come ansia,
insicurezza, senso di solitudine, disturbi del sonno, panico, depressione, oppure irrequietezza, alterazione
dell’umore, aggressività o insoddisfazione costante.

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