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Legami/legati (d)all’amore – Associazione Kliné

In amore non c’è un manuale di regole a cui fare riferimento, non ci sono statistiche confortanti su quale sia il modo più efficace per stare in una relazione o fare previsioni sul suo sviluppo. Qualcuno fa riferimento alle affinità dettate dallo zodiaco o a supposti codici di comportamento universali, ma la psicoanalisi si muove su un terreno diverso, opera sempre nella logica dell’uno per uno.

In questa direzione, si può dire che un legame comporti un’invenzione che riguarda quel singolo soggetto nell’incontro con un altro, non si può sapere prima cosa accadrà, come si evolverà, quali soddisfazioni e difficoltà potranno presentarsi. L’amore non è scritto.

Nel tempo dell’innamoramento l’oggetto viene idealizzato, gli si attribuiscono qualità, le stesse alle quali si ambiva per sé e che ora si ha la sensazione di raggiungere, finalmente, tramite il rapporto con l’altro. Il soggetto si mette da parte, arriva anche a sacrificare se stesso, attribuendo la maggior rilevanza all’oggetto amato, che diviene la priorità e una guida da seguire. In tal modo, l’innamoramento si può avvicinare all’ipnosi, scrive Freud, in quanto mette in gioco la perdita di senso critico, una certa remissività, quasi una forma di sudditanza.

In questo incontro, si va alla ricerca di un segno d’amore da parte dell’altro e, nello stesso tempo, si incorre in uno stato di incertezza che può manifestarsi, per alcuni, così profondo da essere terribile da sopportare – quando si vorrebbe solo essere certi che l’altro amato sarà lì, per sempre, a confermare il legame! Oppure, accade di trovarsi, ad un certo momento, in un’inquietudine che si fatica a gestire, riconoscendo, magari, una sensazione che si ripete nel corso dei legami. Solitamente, si alternano momenti di gioia e condivisione ad altri complicati dalle incomprensioni, ma a volte capita di riconoscere un senso di forte malessere con un partner da cui, tuttavia, non ci si riesce proprio a separare. Capita di non sapere spiegare perché l’altro abbia un posto tanto importante, di non sapere rispondere alla domanda “cosa piace di lui/lei?”; tuttavia si ha la convinzione di non poter proseguire senza, si soffre ma ci si sente impossibilitati ad uscire dal legame.

La relazione diventa una di-pendenza, pendere dalla parola dell’altro, dalle sue azioni, restare inermi in attesa che l’altro faccia, dica, decida. L’oggetto amato passa dal rappresentare una priorità a costituire l’unica determinante della propria esistenza. Si fa “tutto” per l’amato, senza limiti.

Questa dipendenza può diventare una condizione che affossa il soggetto, con il rischio di una sua sparizione, la sofferenza raggiunge un livello esagerato e occupa ogni luogo dell’esistenza: si fatica a stare con gli altri, a lavorare, a occuparsi della propria quotidianità.

Il legame prende la forma di una gabbia soffocante, in cui ci si costringe. Aprire ad uno spazio per l’interrogativo, rispetto a quanto accade, può servire a ritrovare maggior respiro per se stessi e anche, di riflesso, nella relazione con l’altro.

Associazione Kliné – FIDA Milano

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