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Stress e psicoanalisi

Quante volte abbiamo sentito parlare di stress? Questa parola viene nominata quotidianamente da noi stessi o da chi ci è vicino. Ma cosa significa esattamente?

Secondo l’etimologia il termine stress significa “strizzare”, sarebbe quindi una stretta, un’angustia (o un’angoscia).

Il termine é stato diffuso da Hans Selye nella metà degli anni ’50 per indicare la condizione dell’essere vivente che subisce lo stimolo stressante o stressor dovendovi rispondere in qualche modo. La risposta adattiva è denominata “emergenza” o “Sindrome Generale di adattamento”.

Lo stress rappresenta la “pressione” di eventi psicologici che causano, nell’organismo, una reazione generale di adattamento che può essere funzionale o disfunzionale ai livelli cognitivo, emotivo, comportamentale e psicofisiologico.

Si tratta di una reazione emozionale intensa che porta il soggetto ad adattarsi al meglio alla nuova situazione creatasi dall’azione degli stimoli stressogeni. A seconda della riuscita o meno di questo adattamento, lo stress può essere buono (eustress) o cattivo ( distress).

Lo stress è una condizione che può colpire tutti tant’è che il meglio della vita (gioia, amore, attività sessuale, entusiasmo, euforia, ispirazione, creazione) è spesso molto stressante ovvero fonte e consumo di un enorme quantità di energia da stress. Di per sé non costituisce perciò una patologia ma può facilitarne l’insorgenza se gli sforzi del soggetto per adattarsi alla nuova situazione falliscono.

Il concetto di stress nasce dopo la psicoanalisi, essa quindi non se ne è occupata. Anche perché, secondo quanto detto sopra, lo stress altro non è che una condizione in cui ognuno di noi si può venire a trovare nel corso della propria vita. Non si tratta di una patologia, ma può essere intesa come un modo “moderno” per parlare di angoscia.

Ecco, la psicoanalisi preferisce parlare di angoscia per indicare un determinato stile di vita, per cui non esiste la “cura” dello stress, ma un approccio soggettivato alla quella persona che in modo ricorrente, sistematico e soprattutto disfunzionale fa fronte alle richieste dell’ambiente esterno, senza porsi domande al riguardo.

Dire “sono stressato” è quindi un’ottima scappatoia per non chiedersi come stiamo e perché, per non guardarsi dentro e per delegare l’altro nella soluzione delle proprie questioni irrisolte.

 

Dott.ssa Francesca Donati

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