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Rap dell’anoressia o bulimia che sia – Dott.ssa Adele Succetti

Rap dell’anoressia o bulimia che sia è una poesia del grande poeta Elio Pagliarani, che purtroppo ci ha lasciati quest’anno…

Pagliarani, voce singolare nel panorama della poesia italiana della fine del XX secolo, nel suo lavoro di poeta ha scelto di “sottrarsi alla tirannia dell’io” per descrivere – imitando la lingua di colui al quale si riferisce, addirittura immedesimandosi in essa – figure della città milanese e del suo sobborgo, nel primo dopo guerra: da un lato, il boom economico e i primi ricchi, dall’altro un popolo di inurbati che comincia a fare nuovi lavori e che vive nuove esperienze di legame con l’Altro e, quindi, nuovi disagi.

Pagliarani usa, come lui stesso dice, parole “di ferro o acciaio” per descrivere il disagio dei giovani nella grande città, la loro solitudine e le loro difficoltà di relazione con l’altro.

 

Rap dell’anoressia o bulimia che sia

Non bastava la droga, adesso c’è anche questa anoressia, o bulimia che sia

No, non è la stessa cosa? anzi è l’opposto?, uno s’ammazza e l’altro s’ingrassa

Anoressia non significa non aver fame ma dire di non aver fame

avendone moltissima sotto pancia, e brividi d’orgoglio per non essere

come gli altri, ma come i nibelunghi anzi le nibelunghe perché colpisce specialmente

le ragazze e quanti hanno imparato con diligenza dai crapuloni dell’antica Roma

l’arte di vomitare per distruggersi: qui è come la droga, quelli ricchi

con spese e fatica più spesso se la cavano, quelli poveri finiscono tutti male.

(Fra parentesi?: all’inizio di questo rendiconto se c’era una ragazza

stramba, senza ragione apparente, si trattava di reduci quasi sempre da campi

di concentramento, da quali campi sono reduci ora?)

(La ballata di Rudi, 1995)

 

La poesia fa parte della “Ballata di Rudi”, poemetto in cui il poeta, utilizzando un ritmo estremamente moderno, descrive il disagio contemporaneo nella Milano che passa dalla penuria del dopo guerra al boom economico degli anni sessanta.

Con una lingua democratica, e con il ritmo contemporaneo del rap, il grande Pagliarani dà forma, attraverso la parola poetica, a una riflessione/interrogazione su cosa sia, per lui, “l’anoressia… o bulimia che sia”.

È un punto di vista personale, non sappiamo in che modo Pagliarani sia entrato in contatto con persone che soffrono di tale disturbo.

Pur tuttavia, come già Freud ci ha insegnato, il poeta precede sempre lo psicoanalista e, in questo caso, la parola poetica di Pagliarani ci dice qualcosa sull’anoressia e sui “disturbi del comportamento alimentare” che anche la Psicoanalisi che orienta il nostro lavoro con i pazienti, quella dello psicoanalista francese Jacques Lacan, ha teorizzato a partire dalla sua pratica di ascolto e di intervento nel discorso del paziente.

Pagliarani scrive infatti che “anoressia non significa non aver fame ma dire di non aver fame” e l’esperienza analitica d’orientamento lacaniano ci insegna che l’anoressia è anche un dire, nella terapia essa si presenta in questo modo, è una dichiarazione che dice: “Niente fame!/Niente cibo!“.

Ma è anche, come dice Lacan, un’azione che enuncia: “mangio niente”. In questo caso, il “niente” assume un valore più affermativo, è, per così dire, un niente attivo… è quello che l’anoressica pone tra sé e l’altro, tra sé e gli altri che le stanno vicino. Spesso, però, questo “niente” è anche l’unico “no” che la persona che soffre di disturbi del comportamento alimentare riesce a dire. Ma perché succede questo?

Perché, cioè, una persona può arrivare a distruggersi dicendo – e ripetendo – “Mangio niente!”? O, come scrive Pagliarani, con un po’ d’ironia: “… da quali campi sono reduci ora?”, sottolineando il paradosso esistente tra l’esordio del capitalismo, la ricchezza democratica, e il fatto che vi siano persone che, invece, sembrano reduci da un campo di concentramento.

Pagliarani, per rispondere a questo quesito, fa riferimento all’epoca romana, in cui esistevano già diverse pratiche del/sul corpo… fra cui anche “l’arte del vomitare”.

La Psicoanalisi non ha una risposta già pronta, che andrebbe bene per tutti in modo standardizzato e preconfezionato. La Psicoanalisi ha delle teorie, un po’ diverse a seconda delle Scuole di appartenenza, ma non ha un’unica risposta; essa trova invece diverse risposte, sempre singolari, nelle cure che orienta…

Tali risposte si elaborano nella cura stessa: il sintomo anoressico/bulimico, infatti, nella Psicoterapia a orientamento psicoanalitico, si manifesta anche come un dire, il che significa che può essere interrogato, da un soggetto che soffre e che vuole provare a dire qualcosa di questo suo rapporto disturbato/in sofferenza con il cibo… per trovare le proprie risposte.

 

Dott.ssa Adele Succetti

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