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La zona grigia

Commento ad un articolo di giornale del 12/12/2013

 

Navighi a vista in Internet, e ti imbatti in uno scoglio insidioso a pelo d’acqua. Ragazza anoressica vuole lasciarsi morire, il giudice ordina: alimentazione forzata. Succederebbe in Inghilterra. Ti accingi a leggere il testo sotto un titolo (e una foto) così sconvolgente, ma prima devi scostare la tendina di un annuncio pubblicitario, che offre consigli su come fare per avere pancia piatta. Poi si scatena la solita litania di commenti, la democrazia digitale: vincono quelli che si dichiarano d’accordo con la decisione del giudice, ma non mancano i cinici.

Che nesso c’è tra un caso limite come questo e i trecentomila casi (secondo stime del ministero della Salute) di giovani italiani tra i 14 e i 17 anni, in larga maggioranza ragazzine, che abusano di alcolici, per non mangiare, e quindi dimagrire? Ha già un nome e un’etichetta, nel panorama sempre più complesso e variegato dei disturbi alimentari, questa tendenza, che arriva, guarda caso, dai paesi anglosassoni: drunkoressia.

In apparenza non c’è niente in comune tra la ‘morta vivente’, alla quale un giudice ha ‘ordinato’ di non varcare la soglia, dalla quale non è consentito tornare indietro, e le ragazzine che ingurgitano alcolici per non sentire la fame. Vuole morire e basta, quella. Vogliono vivere, queste, e vivere al massimo – secondo il loro punto di vista – aderendo a canoni estetici fasulli dettati dalla pubblicità e dalle mode. Chiedono il giudizio allo specchio, il loro principale interlocutore; e lo specchio non può rispondere altro che ci sarà sempre una più bella, più perfetta, da qualche parte, nella vita reale o in quella virtuale, che poi finiscono per sovrapporsi.

Un corpo da buttare, in un caso. Un corpo da modificare, riplasmare, nell’altro. Il corpo, il proprio corpo, visto e sentito comunque come ostacolo da rimuovere sulla strada che porta … dove? I santi e le sante, che vivono l’esperienza dell’estasi, non avrebbero dubbi nel rispondere. Forse non ce l’avranno neppure queste ragazze, perché, a modo loro, aspirano anch’esse a una ‘santità’, che però assomiglia tanto alla dannazione. E a quale prezzo! Il baratro nel quale rischiano di precipitare è in fondo lo stesso, che inghiotte Dorian Gray: nascondono in soffitta il ritratto delle proprie presunte imperfezioni, ma di tanto in tanto tornano a vederlo, per confrontarlo con la presunta perfezione dell’eterna giovinezza, che s’illudono di poter conquistare; alla fine decidono di distruggere il ritratto, che dal nascondiglio continua a perseguitarle; finché qualcuno troverà nella soffitta loro stesse devastate, ai piedi del ritratto rimasto invece integro, il ritratto di una giovinezza, che non è stata vissuta come avrebbe meritato.

Gli esperti parlano di una “zona grigia” di malessere, ai confini dell’anoressia vera e propria, nella quale approda un numero crescente di adolescenti e giovanissimi contraddistinti da un rapporto distorto con il cibo, e quindi con il corpo; una zona grigia in cui dominano l’ossessione per le diete, l’esclusione di determinati alimenti, l’uso di lassativi e diuretici, l’abuso di alcolici, appunto. Su questa “zona grigia” va concentrata la massima attenzione delle famiglie, delle istituzioni (specie scolastiche e sanitarie), degli esperti, per evitare il passaggio successivo, la caduta nell’anoressia conclamata, o nelle altre forme estreme di disturbo alimentare.

Paolo Marconi

Giornalista e scrittore

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