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“Il gesto di Ettore – Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre” di L. Zoja

Che cosa significa essere padre oggi?

Che rapporto c’è oggi tra la paternità e il diventare ed essere uomo?

C’è una relazione tra l’evoluzione di questa dimensione nell’immaginario individuale e collettivo e la crisi sociale e storica che l’umanità sta attraversando?

Come può aiutarci tutto questo ad affrontare le sfide della post-modernità e a rispondere alle inquietanti domande che attraversano questo periodo storico nel tentativo di intravedere il destino futuro dell’umanità?

Sono queste le domande cui il bellissimo saggio di Luigi Zoja può aiutarci a trovare risposta: domande non esplicite ma che costituiscono la trama attraverso cui si snoda il percorso evolutivo della paternità come dimensione sociale, familiare, personale.

Il punto di vista è quello psicologico, ma il racconto si avvale degli apporti di discipline quali l’antropologia, la sociologia, l’indagine storica, la letteratura e la mitologia classica.

Si parte dalla preistoria per tessere una trama che arriva fino ai nostri tempi, attraverso la civiltà greca e romana, culle della cultura occidentale, l’affermarsi del Cristianesimo, la rivoluzione francese e quella industriale, le guerre mondiali e la storia del novecento.

Sembra di assistere così, col procedere del racconto, a una vera e propria indagine che, partendo dall’individuazione della paternità come prodotto della specificità umana rispetto alle altre specie animali, nell’interazione costante tra natura e cultura, tra istintualità e progetto evolutivo, finisce col riconoscerne la nascita, lo sviluppo, le crisi e il declino attuale.

La paternità, afferma Zoja, non esiste in quanto espressione evolutiva naturale, ma solo in quanto fondamento del costituirsi della specie Homo sapiens sapiens come artefice del tutto singolare e unico dello sviluppo di una società civile che si fonda in primis sulla capacità di attingere a un mondo simbolico che produce valori e significati culturali.

In questo percorso Ettore, così come descritto nell’Iliade da Omero, rappresenta un punto nodale: l’emblema mitologico e simbolico del passaggio da un maschio arcaico e istintuale, senza un rapporto con i figli, affidati da sempre alle cure della madre fino alla loro autonomia, ad uno che “leva il figlio in alto con le braccia e con il pensiero”, compiendo un gesto che, dice Zoja, “sarà per tutti i tempi il marchio del padre” .

Assistiamo così alla nascita della paternità e allo sviluppo del dominio paterno attraverso le varie forme di patriarcato che attraversano le società, fino alla sua aberrazione nelle società dittatoriali del Novecento, e alla conseguente distruzione prodotta dalle due guerre: forme di aberrazione che evidenziano il crollo e la demolizione nell’immaginario collettivo della figura paterna.

Fino al padre oggi, nella società dei consumi, in cui l’assenza di legge e di autorità, evidenzia la manifestazione del declino di ogni riferimento alla dimensione progettuale che la paternità esprimeva , con ciò aprendo squarci terribili ad una prospettiva distruttiva ed involutiva.

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