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La violenza sulle donne : Il Femminile come simbolo dell’alterità inquietante

Commento all’incontro sulla tematica “violenza sulle donne” dell’8/03/2013

 

Perchè una festa della donna? Ci sono le feste del tartufo, della polenta, dei fiori, dei libri.

La donna non è un oggetto di consumo da festeggiare, è un soggetto pensante (anche se spesso se ne dimentica).

Quindi chi o cosa si festeggia l’8 Marzo? Chi o cosa sarebbe una donna?

Ebbene, cogliamo l’occasione dell’8 Marzo per interrogarci sull’universo femminile attraverso uno dei suoi stereotipi: la donna tentatrice, ben rappresentata dalla figura di Carmen nell’Opera lirica di Bizet.

L’Opera di Carmen venne scritta e rappresentata nell’ultimo cinquantennio del XIX secolo: un momento storico-culturale di passaggio, in cui si pongono le basi del pensiero moderno. Un’epoca in crisi, come quella che stiamo vivendo. La crisi rappresenta il punto culminante di una malattia, da cui dipende la guarigione. Un passaggio, doloroso, critico, un momento pericoloso in cui non ci sono sicurezze, certezze, in cui si corrono dei rischi.

Queste congiunture di transizione sono caratterizzate da una profonda diffidenza verso il diverso, l’estraneo, l’altro. Una diffusa paranoia generalizzata segna i rapporti sociali e crea terreno fertile per assolutismi e fanatismi politici e religiosi, di solito fautori della repressione femminile. La donna, da sempre, è il simbolo dell’Altrove, del mistero, della tentazione e del pericolo, fatto che spiegherebbe quei costanti e universali tentativi di ridurne le libertà, i pensieri e l’accresciuta violenza in queste congiunture storiche.

L’associazione di questi specifici significati al significante donna ha una radice profonda, psicologica e culturale, che possiamo ritrovare anche in uno dei libri più letti e importanti al mondo, la Bibbia, come ci fa notare Michela Murgia.

Nel testo, la donna è rappresentata dalla figura di Eva, tentatrice e responsabile del peccato originale: una trasgressiva che non rispetta la regola. Eva, causa della mortalità umana, lega indissolubilmente la donna alla ribellione e alla morte. Sarà la figura di Maria, madre di Gesù, a riscattare la donna e offrirle un’immagine positiva con cui identificarsi: La Madre. Simbolo di un amore devoto, senza domande, nè desideri, prodigo nelle risposte, nell’accudimento, nel sacrificio, nella devozione.

La donna continua ancora oggi a sentire il peso del sacrificio come condizione necessaria per avere accesso al rispetto, al riconoscimento sociale, al piacere.

Testimonianza del fatto che, nella ricerca della sua identità femminile, la donna continua a sentirsi divisa fra l’immagine di Eva, maledetta e pericolosa e Maria, santa e dimessa, anche se attraverso forme esteriori diverse e apparentemente emancipate.

Nell’opera, la divisione si riproduce nelle figure di Micaela e Carmen: la prima umile e devota, la seconda sfrontata e traditrice. Il tema della passione e del limite percorre tutta l’opera, la ritroviamo anche nelle figure maschili: Don Josè ed Escamillo, l’uno uomo della legge tentato da Carmen, l’altro impudente e dedito al solo divertimento.

Carmen è una figura che divide e perciò offre un ottimo spunto di riflessione sulla questione del desiderio e della libertà femminile. Carmen dichiara la sua libertà e l’autore la fa morire di morte violenta, atto punitivo estremo e molto attuale.

La mancanza di scandalo, di ribellione, che si prova di fronte all’epilogo della storia (“se l’era cercata”) è il segno della paura che tale libertà genera negli animi e della conseguente necessità di contenimento e repressione che legittima, fino alle più drammatiche conseguenze. Questo è preoccupante, al di là dei giudizi sulla sua figura.

Per porre rimedio alla violenza sulle donne, è necessario creare una nuova cultura riguardo al femminile, che contempli altre possibilità di dirsi donna, al di fuori delle due categorie, che da sempre hanno segnato questo universo e che consenta a ogni donna di trovare una strada per esprimere la propria particolarità soggettiva perchè, come disse Jacques Lacan, “Non esiste La Donna ma le donne una per una“.

 

Dott.ssa Cristiana Santini

Psicoanalista della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi

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