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Una tragedia una speranza – Riflessione su fatti di cronaca

Riflessioni sulla trasmissione “Le Iene” del 20/02/2013

 

Due casi, di cui si sono recentemente occupati i media, hanno posto in primo piano, semmai ce ne fosse stato bisogno, il drammatico problema dei disturbi alimentari, in particolare l’anoressia, una malattia subdola del corpo e dello spirito, che rischia di distruggere, e qualche volta ci riesce, la vita di ragazze e ragazzi in età sempre più giovane.

Nella puntata di domenica 20 gennaio, la trasmissione televisiva “Le Iene” ha mandato in onda un lungo (poco meno di mezzora) e scioccante servizio sulla tragica storia di Sara, una ragazza veneta di 24 anni, da dieci anni vittima dell’anoressia, finita con il suicidio.

Nella prima parte, è lei, Sara (ridotta a pesare 25 chili), la protagonista. Attraverso le parole – verità, mezze verità, bugie, ossessioni, paure – e le immagini si delinea il suo calvario, iniziato forse per caso, chissà, da una dieta dimagrante, che non si riesce più a fermare. Un calvario, popolato da fantasmi crudeli e spietati come aguzzini in carne e ossa, che si fa via via più irto e doloroso. Sara e il mondo che lei non comprende e non la comprende. Sara e la vergogna. Sara e la paura di se stessa. Sara e la richiesta, inascoltata, di aiuto. Sara e la disperazione come unico scudo, che non para nessun colpo. Sara e la testa piena di pensieri e di cose da fare, come chiedere per strada ai passanti i soldi (che pure in famiglia non le mancherebbero), per andare a fare la spesa. Sara e l’ossessione per le macchinette che distribuiscono bevande e caffellatte. Sara e la morte. Un documento semplicemente agghiacciante, scandito, oltre che dalle parole che scorrono in sovraimpressione, soprattutto dalle immagini di una vita, che assomiglia più a un inferno che a una vita degna di questo nome.

L’ultima parte del servizio, non meno drammatica, porta in primo piano il racconto dei genitori, le altre vittime di questa, come di tante altre storie simili (anche se, il più delle volte, l’esito non è così tragico). Il racconto dell’incontro-scontro con le strutture sanitarie, che non hanno saputo dare la risposta adeguata (Sara era stata ricoverata più volte e, in due occasioni, era fuggita dall’ospedale). Una frase, pronunciata dalla madre di Sara, è illuminante nella sua disperazione: La malattia, che ha ucciso mia figlia, è come un cancro, l’ha consumata dentro a poco a poco. La seconda storia, sulla quale sembra opportuno riflettere, viene da Ancona. È il grido di allarme di un’altra madre, per il venir meno (causa tagli alla spesa sanitaria) del servizio offerto dalla principale struttura pubblica regionale, l’ospedale di Torrette. Proprio quando sembrava – denuncia la madre – che mia figlia cominciasse ad avvertire il beneficio della cura, l’ambulatorio gestito da personale medico altamente qualificato e umanamente irreprensibile, subisce un colpo mortale. Non è stato infatti rinnovato il contratto all’unica psichiatra dedicata al servizio, punto di riferimento indispensabile per un lavoro di equipe adeguatamente strutturato. E non è l’unico segnale preoccupante nel panorama regionale.

Anche nell’ospedale infantile Salesi il servizio rivolto ai minori con anoressia e disturbi alimentari, che opera (ambulatorio e/o ricovero) nell’ambito della Neuropsichiatria Infantile, sembra avere i giorni contati. Al momento non è stata riconfermata la Psicologa referente per i DCA e, con l’uscita di scena del primario, primo sostenitore del servizio (effettuato senza finanziamenti specifici, ma solo grazie all’abnegazione dei medici e al contributo dei volontari) e prossimo ormai alla pensione, c’è il rischio di un ritorno indietro proprio quando si era trovato un modello di gestione ospedaliera per questi pazienti con ottimi risultati. A marzo comunque, se non interverranno novità, sarà costretto a chiudere i battenti il centro riabilitativo non ospedaliero Libellula: il progetto, avviato quattro anni fa grazie al contributo della Fondazione Salesi e della Fanpia e condotto dagli operatori del Centro Heta in coordinamento con l’equipe della Neuropsichiatria, ha ormai all’attivo la cura di trenta pazienti, ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 18 anni. È su temi come questi, che si misura l’efficacia di una politica sanitaria attenta alle emergenze reali e alle necessità dei cittadini-pazienti.

Nel caso delle Marche, e del problema sempre più allarmante dei disturbi alimentari, c’è l’impegno formale dell’assessorato regionale alla Sanità, secondo quanto riferito recentemente in occasione di una manifestazione pubblica al Teatro delle Muse. Ora si attende che alle parole seguano i fatti. Rinviare le decisioni operative, su questo fronte, non è consentito.

Paolo Marconi

Giornalista e scrittore

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