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Il corpo: un peso o un “segno” prezioso?

Commento all’incontro del Centro Heta del 15/05/2013

Succede un pò come con il sesso, l’altra manifestazione che la specie umana condivide con gli animali, ma che tuttavia distingue l’uomo dall’animale, proprio per i diversi tipi di approccio che l’uomo ha con essa.

Mangiare, come necessità fisiologica, per garantirsi la sopravvivenza e così perpetuare la specie. Mangiare, come esperienza che dà piacere. Oppure mangiare, come atto che rimanda a qualcos’altro, che con il cibo in sè e per sè ha poco a che spartire.

Se i primi due casi rientrano, per così dire, nella normalità, il terzo pone una serie di problematiche sempre più pressanti, che richiedono un intervento esterno al soggetto, al suo rapporto/ossessione con il cibo.

Si parla di disturbi alimentari (anoressia e bulimia, i più noti di un vasto, quanto desolante, panorama), con riferimento soprattutto all’infanzia e all’adolescenza; ma si parla anche di obesità, che assume i connotati di una vera e propria epidemia globale: stando alle statistiche, infatti, coinvolge il 12 per cento della popolazione mondiale, dall’infanzia all’età adulta.

Di obesità si è discusso nella terza e ultima conferenza promossa, come le due precedenti, dall’Associazione HETA e dalla Federfarma della Provincia di Ancona, nell’ambito della Giornata nazionale contro i disturbi del comportamento alimentare: un excursus molto interessante, che ha posto l’accento sulla necessità di sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni, e sull’importanza della prevenzione, per arginare una serie di fenomeni, che disegnano il profilo di un’emergenza umana e sociale.

Il peso del corpo: l’obesità infantile e l’obesità adulta“: questo il titolo dell’ultima conferenza, svoltasi il 15 Maggio, sempre nella sede di HETA in Piazza Diaz 2 ad Ancona. Hanno illustrato i vari aspetti del problema: Cristina Quinquinio, Psicoterapeuta e Rosaria Parisi, Nutrizionista, entrambe dell’equipe di HETA, e la Pediatra Anna Cester.

Freud sosteneva – è stato ricordato – che il neonato, mentre succhia il latte materno, riceve non solo latte, ma anche un segno dell’amore dell’Altro. Il cibo, insomma, come dono d’amore. Ma il cibo può essere considerato, e assunto, anche come qualche cosa, che colma l’assenza di amore. Ed è qui, che avviene il cortocircuito, che può portare all’obesità, alla dipendenza dal cibo come sostituto della mancanza di amore, intendendo il concetto di amore in senso lato (“Mangio per colmare le carenze affettive”: chi non si è trovato a dirlo, in qualche fase della sua vita?).

Quando la causa dell’obesità è questa, di tipo psicologico, il rapporto con il cibo diventa un’esperienza totalizzante e solitaria, vissuta quasi di nascosto. E il corpo assume la funzione di “molle corazza”, che protegge dallo sguardo dell’Altro, dal desiderio dell’Altro; il corpo perde l’attributo sessuale.

Le cause di obesità sono tuttavia diverse, e spesso intrecciate tra loro, tali da richiedere risposte personalizzate, caso per caso, soggetto per soggetto, mantenendosi alla larga da quella specie di “gossip nutrizionale”, che rimbalza da tv, internet e giornali, pronto a decantare, di volta in volta, le virtù taumaturgiche di questo, o quell’alimento.

C’è, come abbiamo visto, un’obesità psicogena, dietro alla quale si nascondono storie di depressione; un’obesità iatrogena, derivante dall’assunzione di farmaci; un’obesità di origine genetica (con fattori di predisposizione biologica), e perfino epigenetica (in cui l’ambiente può alterare il grado di attività dei geni, senza tuttavia modificare la sequenza del Dna).

L’obesità, come si diceva, non conosce limiti di età. Può manifestarsi fin dall’infanzia, e, anzi, sempre più precocemente. Le statistiche parlano di 40 milioni di bambini sovrappeso nel mondo. I pediatri insistono sull’importanza della prevenzione, che coinvolge in primo luogo i familiari, a cominciare dalla madre; e sottolineano l’incidenza dell’aspetto ambientale, fin dai primi mesi di vita del feto.

Più in generale, è stato affermato che, nel trattamento dell’obesità, l’aspetto biologico e quello psicologico non devono essere scissi. Perchè, se è vero che esiste un “primato” del biologico, altrettanto vero risulta che, alla fin fine, la “supremazia” ricade nella sfera dello psichico.

Paolo Marconi

Giornalista e scrittore


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