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La caverna della memoria

Commento all’incontro “Per non dimenticare” del 22/03/2013, Ancona

C’è, nelle Confessioni di Agostino (libro decimo), una lunga digressione dedicata alla memoria. “Giungo allora – scrive – ai campi e ai vasti quartieri della memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta di cose (…), dove sono pure depositati tutti i prodotti del nostro pensiero (…) e tutto ciò che vi fu messo al riparo e in disparte e che l’oblio non ha ancora inghiottito e sepolto”. Per Agostino si tratta di una tappa fondamentale, nel viaggio all’interno di se stesso, alla ricerca di Dio, quel Dio, che non può trovarsi, appunto, se non nella “vasta caverna”, nell’ “enorme palazzo”, nell’ “immane grembo”, nel “santuario infinito” della memoria.

E ancora: “La facoltà della memoria è grandiosa. Ispira quasi un senso di terrore, Dio mio, la sua infinita e profonda complessità. E ciò è lo spirito, e ciò sono io stesso …”.

La memoria, dunque, come ‘luogo’, da cui spiccare il salto e raggiungere Dio (per chi anela alla Fede): la memoria, più laicamente, come ‘palcoscenico’, dove ciascuno rivive la propria esperienza di fronte all’Altro, all’Altrove. La memoria come patrimonio immenso di ciascuno, un patrimonio però altamente volatile, che il vento della crisi può da un momento all’altro disperdere, provocando il ‘default’ del singolo individuo, quando non addirittura di un’intera collettività.

È sulla soglia di quel baratro, che si è trovata l’autrice di “Per non dimenticare” (edizioni Albatros) Emma Danini (in realtà si tratta di uno pseudonimo). La scrittura è stata l’antidoto, che l’ha aiutata a non precipitare, a non essere inghiottita dalla malattia, che cancella la memoria. Si è addentrata, spaesata, nel ‘vasto antro’ della memoria, recuperando, qua e là, frammenti di voci, volti, colori, suoni, sensazioni, impressioni, sentimenti. E questi, a loro volta, hanno richiamato alla superficie altre voci, volti, sensazioni … Con l’aiuto di chi le stava vicino, si è avventurata Emma – Nicoletta, in un territorio sconosciuto, che poco a poco però le si è rivelato familiare.

Si prova l’impressione, in certi momenti, di avere tra le mani un rovo irto di spine, scorrendo le pagine del libretto, che verrà presentato venerdì 22 marzo (dalle 18 alle 20) nella sede dell’associazione Heta, in piazza Diaz 2, ad Ancona. Sembra di sentire, a tratti, lo schianto del ramo secco che si spezza. E proprio in quella rottura sta, forse, il segnale che la vita può ricominciare.

Paolo Marconi

Giornalista e scrittore

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