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La dieta del digiuno

 

Commento al libro di Umberto Veronesi

 

Guardi la televisione, mentre fai colazione, una mattina qualsiasi, e in rapida successione assisti a un’intervista a Vissani (parla di cucina come arte e passione, di ricerca di genuinità) e a un ampio servizio sui risultati di un’indagine della Confederazione Italiana Agricoltori sui bambini in sovrappeso e la loro ignoranza circa l’origine e la provenienza degli alimenti. Siedi a tavola per pranzo, e in TV va in onda la sfida quotidiana a base di ricette. Ceni, e in TV si cantano le lodi della Terra dei cuochi, o si svolge la disfida gastronomica Nord-Sud (ci mancava solo questa).

Bisognerebbe chiedersi perché, in un periodo di crisi globale, come quello che stiamo attraversando, si parli e si scriva tanto di cibo, si faccia spettacolo con il cibo, al punto da poter affermare che siamo tutti un po’ “drogati” di cibo.

 In questo panorama piomba, come un fulmine a ciel sereno, il libro di Umberto Veronesi sul digiuno, che afferma tra l’altro: “La purezza del corpo è dunque uno strumento dell’evoluzione della mente e il primo atto da compiere per purificare il corpo è evitare di mangiare. Avete mai provato a meditare con lo stomaco pieno? E a svolgere qualsiasi lavoro o attività intellettuale? (…) Per me il digiuno è fonte di chiarezza mentale (…), digiunare mantiene le prestazioni del cervello”.

 “Abbiamo attribuito al cibo significati che non dovrebbe avere (…) non è, e non dovrebbe essere, lo sfogo delle nostre frustrazioni, il segno della nostra tristezza, della rabbia, dell’ansia, dell’amore o del desiderio sessuale, una celebrazione continua di relazioni e amicizie che potrebbero benissimo essere coltivate diversamente”.

Certo, quella di Veronesi è una posizione drastica e personale, che non dovrebbe essere recepita come modello assoluto, valido per tutti.

Il rifiuto del cibo (così come del resto, sul fronte opposto, l’esaltazione del cibo) trova spunto in motivazioni culturali, che possono andare dall’ascetismo, alla religione, al salutismo, alla protesta per o contro qualcuno o qualcosa; ma può rappresentare anche la manifestazione di un dramma interiore, come nel caso di quei giovani che soffrono di anoressia e altri disturbi alimentari. A questo proposito, Veronesi scrive: “Continuare a parlare di magrezza e obesità in relazione a vestiti, bikini, forma fisica e modelli estetici significa sbagliare la mira: è una comunicazione controproducente e complice nel provocare disturbi del comportamento alimentare. È dannoso sommergere i bambini, gli adolescenti e i giovani di messaggi sbagliati: non facciamo altro che incitarli a un rapporto malato con il cibo”.

Paolo Marconi

Giornalista e scrittore

 

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