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“L’amore è tutto: è tutto ciò che so dell’amore” di M. Marzano

PAROLE CHIAVE: amore, mancanza, dono

Ho pensato, per poter dire qualche parola anche io sull’amore e su questo libro, di riportare una mail che scrissi alla autrice il 3 ottobre 2013.

Cara prof. Marzano,
mi perdoni, ho appena finito di leggere il suo libro.
Grazie di avermi fatto compagnia, di avermi fatta sentire una semplice essere umana che, come lei, si interroga sull’esistenza: e nonostante quell’encore e un accordo ancora troppo “stonato” col proprio godimento, ci prova a poter esistere non solo per colmare una mancanza altrui.
Grazie per non aver avuto paura di mostrarsi umana e per aver detto quello che, da profana, ho sempre pensato di Cartesio.
“Il grande Descartes si è sbagliato. “Io” non sono mai laddove penso.”Io” non potrò mai avere la certezza della mia esistenza solo perchè dubito. Anzi. “Io” sono soprattutto laddove non penso.”
Grazie per aver citato quell’“excrucior” catulliano che “non si può tradurre” in italiano ma invece rende proprio l’idea della presa sul corpo di quel maledetto “odi et amo”.
La ringrazio per essersi mostrata in difficoltà con la questione maternità: non solo perchè per me è una questione “cara in tutti i sensi” ma anche perchè mi piacerebbe fosse un bellissimo effetto collaterale della mia analisi quello di avere la possibilità di essere madre o meno senza morirci o fa morire.
Grazie di aver messo in discussione il sacrificio e la prova di amore.
Fino ad oggi solo in seduta trovava spazio quella nausea che provo ed ho provato per il doversi sacrificare nel-nome-dell’-amore.
Grazie per aver citato Jacq: io non ho mai letto Jacques Lacan, ma purtroppo e per fortuna lo vivo e allora per me è semplicemente Jacq.
Grazie per non aver liquidato la complessità umana con un semplice “occorre accettare i propri difetti e pregi, volersi bene, superare le resistenze al cambiamento e vivere in completa e continua armonia con l’altro, la natura e le marmotte che confezionavano la cioccolata”.
Riconoscersi come corpo e carne deperibile, pulsionante, desiderante: riconoscersi mancanti ma sempre “petenti” l’altro senza perdere troppo è LETTERALMENTE un’altra cosa.
Grazie perchè pur essendo altro-da-me e potendo io parlare solo per me, ho sentito le sue parole davvero ben accordate con le mie.
E ciò non è affatto scontato; ora più che mai ne ho la certezza.
L’altro non si sfiora: ma non è detto che a volte non ci sorprenda.
Con stima e affetto

Giulia T.

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