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“Il dubbio di Teodora” di C. Santini

 

PAROLE CHIAVE: Sapere, Parola, Amore

 

Come conclude in maniera molto efficace il romanzo, la cui vera protagonista è la parola che non si limita a descrivere o trasportare ” un contenuto” da una persona all’altra, ma traccia, segna e disegna, alla fine della fiera si parla sempre di sé.

Anche ora, che credo di parlare del libro, sto in realtà parlando del libro-come-lo-ho-sentito-io; quindi sto parlando di me.

Sono cascata dalle nuvole quando ho sentito, una psicologa in formazione, riferendosi al fatto che molti orientamenti di scuole di psicoterapia in realtà dicono le stesse cose, lamentarsi per l’assenza di un LINGUAGGIO COMUNE.

Sarebbe tutto più semplice vero, se avessimo la certezza che quello che diciamo arrivi esattamente così come è  (o come crediamo che sia giusto che arrivi) al destinatario eh?

Quante volte eviteremmo delusioni nell’osservare che una parola pensata, circoscritta ad un ruolo, relativa a fatti realmente accaduti e documentabili,  viene presa dall’altro (per noi, senza un giustificabile motivo) come una offesa personale,  sulla dimensione di donna e madre ad esempio?

Io avrei fatto molto volentieri a meno di sentire la frustrazione  per l’impotenza che si ha verso l’altro, quel non poterlo raggiungere come vorrei, neanche con la parola più depurata e ragionata.

Non sarei costretta a girare come una trottola attorno al profondo dispiacere che l’esistenza del linguaggio provoca alla condizione umana; il fatto che nasco parlata, che ho bisogno dell’altro (in una certa posizione) per produrre il mio di discorso (dato che non sono un animale guidato per natura da una forma di Sapere, ossia l’istinto), per avere una chance di essere PARLANTE.

Teodora, la psicanalista del romanzo, ha conosciuto  tutto questo nella sua analisi personale e ascoltando i suoi pazienti

Sa bene gli effetti devastanti che la parola materna può avere  su un bambino ma allo stesso tempo sa bene che la parola fa accadere l’inconscio; dando così la possibilità a ciascuno di fare i conti in maniera nuova e creativa con la complessità del proprio desiderio.

E, al di là dell’intreccio,  nel libro troviamo pensieri, parole, domande, storie, racconti, narrazioni di esseri umani che si interrogano su loro stessi, cercando di trovare una assonanza a quella rima mancata per l’essere umano a causa del linguaggio: AMORE-PAROLE.

E la cosa strabiliante di Teodora è che, pur essendo in grado con coraggio di prendere la posizione di analista  (e quindi incarnare l’oggetto di godimento di ogni paziente, dandogli cosi la possibilità di parlarci sopra e crear-si un accordo diverso), non ha paura di mostrarsi umana, cioè mancante.

Quello che fa la differenza quindi in una analisi non è tanto un qualcosa nel piano dei contenuti ” rivelati”.

Non erano tanto le sue parole a funzionare, il senso dei suoi detti, non mi rivelava segreti ignoti; piuttosto era la sua posizione, il posto da cui taceva o diceva quel poco che ascoltavo da lei“. (Pag. 21)

Una parola o un silenzio (o un sospiro) che arriva da un determinato punto: un punto di NON SAPERE.

Una zona franca, in questo mondo di Esperti.

 

Giulia T.

 

 

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