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“Stop: testimonianza di una vittima di stalking” di E. Giovannini

PAROLE CHIAVE : dignità, violenza, ferita

 

Oramai è risaputo, lo stalking è una forma di violenza. Ma, come ben sottolinea l’autrice, “ha qualcosa che la rende la peggiore; è la più subdola, perchè molto spesso invisibile“.

Lo stalker è un abile ingannatore: ha un volto, con la vittima che il mondo fuori non si sognerebbe mai di immaginare.

Ma la cosa più logorante è che sa perfettamente dove e come colpire.

Per denigrare l’altro, per torturarlo, per farlo morire a poco a poco tra sensi di colpa, paura e umiliazioni.

Egli capta ogni segno di cedimento della persona che ha di fianco per colpire più forte, comprende quali sono i suoi punti sensibili (un figlio, uno sport, una passione, la madre, una amica, insomma qualsiasi cosa a cui la vittima sia legata e le procuri gioia) su cui affondare ancora di più la lama per tenerla legata a sè; non ha quindi scrupoli a far leva su quelle che sono le sue insicurezze e fragilità.

Lo stalker è furbo: se usa le mani non lascia mai segni evidenti.

Altrettanto non si può dire dell’uso che fa della parola: è bel consapevole del suo potere.

” Tu non sei niente senza di me!”

” Cosa vuoi fare, lasciarmi? Ma dove credi di andare? Ma non vedi che fai schifo? Non ci riuscirai mai! E se  solo ci provi dirò a tutti che sei una puttana, una pazza esaurita da cui stare lontano…. senza di me sarai SOLA, per sempre.”

E’ attraverso  frasi di questo tipo che mi hanno inciso il cuore, mi hanno ferita, mi hanno tagliato quello che era la cosa più preziosa che un essere umano ha, ossia la propria identità, seppur in formazione.

E parole cosi lapidarie e senza scampo hanno segnato il mio modo di essere donna, incastrato in una corona di spine la mia domanda di amore, segnato pesantemente il mio modo di abitare il corpo.

Forse, per alcuni, io, l’autrice e la donna del libro potremmo sembrarvi esagerate: ma sono parole che bucano il cuore come proiettili, abbattono dalle fondamenta una già precaria autostima, erodono irrimediabilmente la dignità di una persona.

Occorre essere coraggiose e parlare.

Ma, come conclude l’autrice, avere anche un altro che dia credito alla nostra parola che racconta di ferite invisibili agli occhi ma in perenne sanguinamento.

 

Giulia T.

 

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