“Sono contrario alle emozioni” di D. De Silva

CONSIGLIATO

PAROLE CHIAVE: Emozioni, immobilismo, domanda

 

Chi di voi, ad un certo punto della propria vita, non ha detto la fatidica frase “ora basta! stavolta con l’amore ho chiuso!“? Che alla fine può essere interpretata estensivamente come “ho chiuso con le emozioni, sarò sempre attento e distante e non permetterò più a niente e nessuno di toccarmi!”.

Io credo di essermi riproposta questa cosa una decina di volte almeno nella mia breve ma vasta vita: ma come è ovvio ad un certo punto il corpo parla, la ripetizione accade e all’interiorità chiede udienza.

Ma la verità, come dice anche Vincenzo, il nostro protagonista, è che le emozioni sono complicate, complesse, difficili da decodificare, ingovernabili e soprattutto fastidiose e scoccianti: insomma non chiedono mica il permesso quando ti entrano dentro!

Infatti il  titolo riassume perfettamente  la posizione a cui Vincenzo aderisce: come c’è chi è contro i tatuaggi o la guerra, lui è CONTRARIO ALLE EMOZIONI.

E,  proprio perché l’essere umano è per definizione incoerente, il nostro protagonista segue un percorso di  psicoterapia: peccato (per lui) che polemizza su ogni cosa, si concentra su ogni dettaglio perdendosi tra varie domande e sommergendo il terapeuta di “se” e di “ma”, pur di non arrivare a sfiorare nemmeno ciò che gli fa male davvero.

Vincenzo, paradossalmente, (anche se è più frequente di quanto si possa pensare), decide di andare ogni settimana in un luogo destinato al “parlare di sé” ma cercando in tutti i modi di  non farlo realmente.

In verità non è in grado di farlo immediatamente: egli non riesce nemmeno a permettersi di sentirle le emozioni, figuriamoci a tollerare la vergogna e il disagio di metterle in parola di fronte ad un’altra persona e di reggere la fatica di portarle, poi, in seduta come “materiale di lavoro” in cui potersi ri-conoscere.

E cosi la narrazione prosegue, in un labirinto di riflessioni interne che si perdono in mille rivoli, rimandano ricordi, si impuntano su una parola, si rovesciano tramite un suono in pezzi di  domande scompaginate.

Ma ecco che emerge, proprio sul finale, una brillante intuizione su se stesso  che potrebbe  aprire a nuove possibilità:

” Cosa le è successo? ” (chiede il terapeuta)

Niente. E’ questo il problema. E’ rimasto tutto lì.”

 

Giulia T.