“L’abito di piume” di B. Yoshimoto

PAROLE CHIAVE: Leggerezza, Rispetto, Dolore

 

Potrei definire questo libricino una soffice favola “adolescenziale” ambientata in Giappone, in cui esistenze diverse, vicine, lontane, antiche o ritrovate, si stringono con delicatezza attorno al dolore che rimanda inevitabilmente alla vita, all’amore, al sapore dell’infanzia, al calore dei sogni e delle piccole cose.

Non so se è un qualcosa che riguarda soltanto la mia sensibilità, ma quando una storia è ambientata in Giappone, si avverte  fin da subito di respirare una aria diversa.

L’impressione che mi arriva è che i confini delle singole vite si sfumino lentamente, perdano di contorno e funzionalità e le esperienze di un singolo personaggio riecheggino come vibrazioni di una melodia armonica.

Anche il discrimen tra naturale/soprannaturale quasi perde vigore: nelle vite dei personaggi si parla di spiriti, di morti, di visioni con una passaggio da una dimensione all’altra che non interroga il lettore su questioni filosofico-metafisiche come accadrebbe qualora stessimo leggendo un qualcosa ambientato in Occidente.

Semplicemente si legge e si vive la storia così come viene; si ci avvicina a quello che viene descritto  con quel rispetto e  quella tenera curiosità che è d’obbligo nei confronti di ogni cosa  diversa dal nostro modo di vedere il mondo.

E, a fine lettura, ci si può  permettere di trattenere un po’ di più quell’atmosfera di incanto e di fiducia nell’uomo che ci ha regalato Banana con questa favola.

 

Giulia T.