Contatta il nostro Centro: 380.2118180




“La canzone di Achille” di M. Miller

CONSIGLIATO: si vuole immergere nella complessità e nella precarietà della vita tuffandosi nel mondo greco.

PAROLE CHIAVE: morte, gloria, amore

 

Nonostante la vicenda di Achille sia conosciuta da tutti, e anche la fine  sia già annunciata da secoli, la lettura è stata intensa, appassionante e la conclusione struggente.

Non solo perchè ritengo l’Iliade e il mondo omerico qualcosa che da sempre ha un potenziale di presa enorme sull’uomo di qualsiasi epoca esso sia, ma perchè l’autrice si unisce in maniera geniale ai rapsodi (che si dice abbiamo cucito in forma scritta le leggende di dei ed eroi tramandate fino a quel momento solo oralmente) presentando la vita del Pelide da una prospettiva più ampia mettendo così in evidenza tutta la complessità del personaggio che di solito viene ricordato solo per l’epiteto “pié veloce”, per la sua forza e la sua ira furibonda.

Qui invece si impara ad ascoltare l’Achille della lira, a scoprire tramite i pensieri e i sentimenti di Patroclo (la voce narrante) l’Achille-oggetto di desiderio e si segue con trepidazione, l’evoluzione dell’amore omosessuale tra i due giovani, tra paura e vergogna, erotismo ed emozione.

Si prova a volte quasi compassione per i natali divini dell’eroe, destinato ad essere il più grande tra i Greci, tra onori ed oneri.

Vorremmo dire noi quelle parole che  Patroclo non riesce a pronunciare “Non partire, se andrai a Troia, non tornerai più“, vorremmo che Teti la smettesse di ricordare ad Achille in ogni momento che lui è il più grande e la sua gloria è destinata a tramandarsi di generazione in generazione.

Poi  vorremmo  anche urlargli di andare a combattere, lasciando da parte per una volta quello stra-maledetto onore, e porre fine all'”ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei e molti anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi“.

Ma allo stesso tempo, il nostro protagonista è anche un mortale, e la sua umanità compare in ogni gesto e dettaglio che Patroclo ci rivela come qualcosa che lo contraddistingue, fosse il suo sorriso, i suoi capelli, la sua predilizione per i fichi.

Fino al momento riconosciuto più autentico e commovente anche dell’Iliade stessa, ossia la restituzione al vecchio Priamo, del cadavere di Ettore.

Tutto questo raccontato in uno stile misurato che ricorda tantissimo quello classico di Omero. Una parola puntuale che segna ed evoca allo stesso tempo.

E, tra i capricci degli dei, la guerra si fa, il Fato fa il suo corso e Achille, il cui nome coincide con la sua reputazione, può scolpirsi nella memoria proprio grazie alla sua fine, quella che i Greci da sempre chiamavano “morte di bella morte”.

Purtroppo e per fortuna.

 

Giulia T.

 

 

Piazza Armando Diaz, 2 - 60123 - Ancona - [t] 071.31868 - ancona@fidadisturbialimentari.it - Mappa del Sito | Note legali e privacy

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o un pulsante o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Privacy Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close