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“Il piacere” di A. Lowen

CONSIGLIATO a tutti gli adulti

PAROLE CHIAVE: Io, resa, ritmo

 

A me piace definire questo libro rivoluzionario perché capovolge una prospettiva di vita che fin da piccola avevo  respirato e assorbito come normale, sana e corretta e che si può facilmente sintetizzare con il ben conosciuto motto: “prima il dovere e poi il piacere”.

Inoltre, sviluppando ancora il concetto,  durante il mio percorso avevo preso coscienza che la parola “piacere” o l’associavo a qualcosa di inerente la sfera sessuale e quindi tra il perverso e l’eccitante o molto più banalmente, equivaleva per me a qualcosa di stupido, superficiale, relativo insomma ad attività non importanti e che, dato che esistevano prima le cose serie che dovevano essere fatte, potevano tranquillamente essere rinviate, quasi accantonate in un cantuccio a prendere polvere nell’infruttuosa attesa del loro turno.

Profondamente diverso da quello che sento ora ossia che ” SI HA IL DIRITTO DI STARE BENE. PUNTO. E NON A CONDIZIONE CHE.”

Ecco Lowen in questo libro dimostra che lo stile di vita dell’uomo moderno basato sul potere, successo, controllo non è altro che una illusione non appartenente al piano di realtà. Si tratta solo di  un mero  rigonfiamento dell’Io che costringe la persona a ricercare spasmodicamente un falso sé da cui si presume deriverà una felicità futura (mi permetterò di stare bene solo quando avrò avuto successo sul lavoro, solo quando avrò guadagnato tot, solo quando sarò dimagrito, solo quando mi sarò laureato ecc…). Ma tale felicità finale è solo illusoria in quanto, fondandosi su un sistema di vita che privilegia l'”Io devo” dall'”Io voglio”, richiede per definizione una negazione del piacere stesso.

L’uomo di potere allora, impiega la sua vita a sostenere l’immagine gonfiata di sé che si è creato, vivendo con l’ansia continua di evitare il fallimento (altrimenti  ci sarebbe un letterale sgretolamento) e allenando una volontà ferrea che lo porterà dove lui ha deciso di arrivare, ossia ad essere un ottimo manager, un ottimo atleta  o un ottimo amante per esempio.

Ma fallirà come essere umano, in quanto mancante dell’unica cosa che può dare un significato alla nostra esistenza, ossia sentire il piacere di essere vivi.

Piacere che Lowen chiama “vibrazione ritmica del corpo” e “sensazione di armonia con l’ambiente circostante”.

Quell’uomo di prima invece si limiterà a sopravvivere, in quanto, incastrato a rincorrere una immagine che non gli somiglia , continua a precludersi  l’esperienza della gioia.

Attenzione però: “non possiamo recuperare la capacità di provare la felicità senza fare nuovamente esperienza della sofferenza. E  non riusciamo a sentire piacere senza passare attraverso il dolore della rinascita. Inoltre rinasciamo ancora quando troviamo il coraggio di far fronte  al dolore della vita senza ricorrere” a quelle illusioni che fino a quel momento, seppur inibendo la nostra reale espressione, ci avevano in qualche modo tenuti in piedi.

 

Giulia T.

 

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