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“Così leggere da bucare le nuvole” di L. H. Anderson

PAROLE CHIAVE: controllo,  dolore, vita

 

Questo libro è la descrizione della discesa nel vortice dell’anoressia di due ragazze, migliori amiche, adolescenti.

L’ho scelto, non tanto per suggerire nuovi  modi di autodistruzione, ma per ricordare che dietro a quel corpo ossuto che tanto si brama e si vuole continuare ad  alleggerire, c’è una ossessione totalizzante e omnicomprensiva che purtroppo a volte non lascia scampo.

L’ho scelto per ricordare che  non sempre tutto va a finire bene: una delle protagoniste, infatti, in quel water ci perde la vita.

Inoltre ho trovato interessante un passaggio del libro, dove la ragazza , cerca di rispondere alla domanda che probabilmente le sarà stata fatta da tutto il resto del mondo: “ma perchè lo fai?”

” Vuoi sapere perchè?

Ascolta i sussurri che di notte ti si annidano in testa, ti dicono che sei brutta e grassa e stupida e stronza e,  peggio ancora, una delusione.

Vomita e crepa di fame e tagliati e bevi perchè non vuoi sentire nulla di tutto questo.

Vomita e crepa di fame e tagliati e bevi perchè hai bisogno di un anestetico e funziona.

Per un pò.

Ma poi l’anestetico diventa veleno e a quel punto è troppo tardi perchè te lo sei iniettato dritto nell’anima. Ti sta distruggendo e non puoi farne a meno. “Perchè” è la domanda sbagliata. Chiediti piuttosto, “perchè no?”

Già…….PERCHE’ NO?

Perchè non dovrei correre sotto il sole caldo di luglio a mezzogiorno, fino a farmi venire le vesciche ai piedi se questo per un po’ mi evita di sentirmi cosi maledettamente pesante, ingombrante, di troppo?

Perchè non dovrei continuare quando divoro avidamente tutto il frigorifero cercando con la disperazione del mangiare di riempire un vuoto, quando l’alternativa è dover ammettere di desiderare amore, di desiderare l’altro?

E questo non te lo puoi permettere perchè l’altro non c’è mai, l’altro ti illude di esserci, poi va via e ti lascia lì, abbandonata a te stessa, come se fossi un giocattolo ormai superato, ormai lo sai.

Perchè non dovrei voler fare a pezzi la mia pancia molle, flaccida, grossa,  per poter ri-trovare il mio osso quando se non lo facessi sarei costretta a sentire un dolore insopportabile alla sola idea di essere carne, carne viva e pulsionante, un essere umano mancante e abitato da un godimento che non si controlla?

Perchè non dovrei ingannarvi, quando mi dite cosa devo o non devo mangiare, quando mi dite come dovrei comportarmi, quando addirittura pretendete che io provi le cose “che tutti gli esseri umani provano” quando, appena provo a parlare,  ricevo sempre la solita risposta?

Si esatto, la solita risposta.

Quella che mi fa sentire ancora più diversa e distante da “come dovrei essere”, o peggio  da come voi sapete ” che dovrei essere”.

Quella che mi fa sentire incastrata in un senso di colpa anche solo per respirare o occupare spazio.

Quella che mi provoca un dolore emorragico senza fine, perchè non merito di esistere.

Ma, capite, una fine io gliela devo dare se non voglio morire dissanguata.

E allora “vomito e crepo di fame e mi taglio e bevo perchè ho trovato solo questa come soluzione alla mia sofferenza“.

Per favore, c’è qualcuno che  vuole/può  perdere un po’ di tempo con me,  il mio dolore, le mie domande anche se sono scomode, difficili, innominabili affinchè io possa crearmi un mio modo di abitare il mondo da essere umano mancante (quale che sono) senza doverci per forza morire?

Per favore.

 

Giulia T.

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