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“Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l’accettazione dell’altro” di M. Marzano

 

CONSIGLIATO a tutti

PAROLE CHIAVE: donna, storia, società

 

Ero stata ‘programmata’ per diventare un ‘animale da concorso’ ed ero riuscita a diventarlo…

Ciò di cui avevo bisogno era la certezza di essere viva e di occupare un posto nel mondo; ciò di cui soffrivo, era la perdita di uno sguardo d’amore che avrebbe potuto (e dovuto) insegnarmi a essere materna per me stessa, a darmi il diritto di esistere nonostante le mie debolezze.”

La diffidenza nei confronti di tutti gli altri e la paura di tutto ciò che sfugge o sembra sfuggire al controllo…tutti temono l’irruzione dell’inaspettato…

Con queste parole, presenti fin dalle prime pagine del libro, l’autrice ci offre e si offre l’occasione di creare un legame con l’altro. Mettendosi a nudo di fronte agli occhi del lettore, si concede la possibilità di creare questo spazio di dialogo e di scambio, donandoci fiducia e regalandosi la “scommessa” del “fidarsi dell’altro”. Perché la fiducia dà vita a relazioni forti, in cui la dipendenza e la fragilità si mescolano sempre, con la possibilità di una trasformazione del Sé. E’ la stessa fiducia che permette anche di stabilire un altro rapporto con il tempo, con il futuro, dando alle persone l’opportunità di credere che lo spazio delle possibilità sia sempre aperto. A differenza della paura invece, che piuttosto induce ciascuno a rinserrarsi dentro un universo chiuso, in cui niente è possibile, in cui tutto è rigido, fermo e immodificabile. Non è controllo, è paralisi! Le società occidentali sembrano scisse fra una valorizzazione dell’onnipotenza della volontà, da un lato, e una paura ossessionante di tutto ciò che sfugge o sembra sfuggire, dall’altro. Tutto questo converge in una tale paura del futuro che siamo portati ad assumere ogni sorta di comportamento compulsivo con l’unico scopo di esorcizzare ciò che percepiamo come pericoloso. Interrompere questo circolo vizioso e reintrodurre nel mondo la possibilità della speranza, questo è l’obiettivo che l’autrice si prefigge, inducendo a scommettere nuovamente su se stessi, sugli altri e sul mondo. Questo è il rimedio, la cura, la strada da percorrere per ridare vitalità alla propria vita, per permettersi di vivere sul serio, per smettere di sopravvivere e far fluire nuovamente il soffio vitale che è in noi. L’abitudine non è un destino; le abitudini si possono rompere, cambiare! L’altro, l’alterità che si trova non solo all’esterno, ma anche all’interno di noi stessi è una ricchezza immensa. Solo quando riusciremo a sentire questa immensa diversità come un’immensa ricchezza, potremo veramente diventare cittadini del mondo.

 

Sara

 

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