“Corpi” di S. Orbach

CONSIGLIATO: giovani pazienti

PAROLE CHIAVE: corpo, ossessione, sostenibilità

 

Oggi avere un corpo in cui ci si riconosce  e con appetiti fidati è sempre più raro.

E’ ciò che afferma Susie Orbach in queste pagine, cosi come il fatto che il corpo sia diventato un oggetto da perfezionare, un qualcosa al di fuori della persona, una sorta di progetto su cui lavorare nonchè  “un biglietto da visita a cui spetta il compito di mostrare i risultati delle nostre fatiche e attenzioni o, al contrario, dei nostri fallimenti e pigrizie”.

Nel libro, attraverso l’analisi di casi di pazienti con corpi problematici, si dimostra che  sono i contatti ricevuti nell’infanzia e l’impatto con la percezione corporea che la madre ha di sé, a giocare un ruolo fondamentale per la futura percezione corporea del bambino.

Si capisce perciò che il corpo non può essere ridotto ad un mero dato di fatto, semplice risultato di un DNA ma qualcosa su cui  (e oggi più che mai) è necessario un lavoro terapeutico per poter avere un corpo sostenibile in cui vivere e con cui convivere in pace.

Un corpo che riesca semplicemente ad essere.

 

Giulia T.