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“Anoressia, bulimia e obesità” di M. Recalcati, U. Zuccardi Merli.

CONSIGLIATO a chi vuol conoscere il percorso di cura

PAROLE CHIAVI: desiderio, parola, sintomo

Questo libro, chiarendo lo sviluppo delle anoressie-bulimie, fa luce su molti pregiudizi comuni e quindi si presta bene ad essere una bussola, utile anche al lettore inesperto, per comprendere quello che, a mio avviso, può risultare un valido percorso di “cura”.
Nella prospettiva psicoanalitica che l’autore descrive, “il sintomo non è disfunzione ma un messaggio prezioso perché contiene la verità più intima di un soggetto; quella verità di sé che il paziente tendeva a rifiutare e di cui non conosce il senso.
Si tratta di rovesciare allora, quella visione dell’anoressia-bulimia come un “demone”, un “mostro”, una “bestia”; non sarà  più considerato come qualcosa al di fuori della persona da combattere, aggredire, vincere e finalmente piegare, ma si tratterà di  cercare di svelare quale ruolo abbia nel mantenimento del meccanismo di sopravvivenza del singolo.
Se accettiamo quindi, di osservarlo da questa nuova angolazione , diviene  fondamentale  la capacità dell’analista di trasmettere al paziente il fatto che il suo dolore ha una dignità; fosse anche, all’inizio, quello derivante dall’aver mangiato un biscotto in più.
Perché quel comportamento che per molti viene definito un “capriccio infantile di una bambina viziata che le ha avute tutte vinte” in realtà per la ragazza si dispiega in un piano estremamente serio e delicato ossia  quello di vita/morte, da cui inevitabilmente non può sottrarsi.
Infatti, laddove è mancato all’origine quel riconoscimento da parte dello sguardo amorevole dell’altro che de-finisce il bambino e lo legittima a crescere e sentirsi soggetto, la terapia, attraverso la relazione paziente-analista, permetterà alla persona dapprima di concepire, poi sperimentare e  infine VERIFICARE l’esistenza di una alternativa a risposte sintomatiche.
Tutto questo seguendo il paziente  nella sua inevitabile necessità  di  fare i conti con la propria mancanza al fine di arrivare a costruire finalmente, una nuova (e quindi più sostenibile) dimensione del desiderio.

Giulia T

 

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