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Anna – Lettera di una madre

…”La nostra triste storia, di Sabrina e mia, incominciò dopo la morte di mio marito. Un uomo buono, un buon padre,  ma ammalato da tanti anni: ne passa 17 dentro e fuori dagli ospedali.  L’ ultimo ricovero durò ben 5 mesi e poi fu la fine.

Sabrina, penso che incominciò allora il suo percorso verso la morte. Lei indossò la sua corazza di brava ragazza, buona, sempre sorridente e molto affettuosa; io indossai la mia, quella di persona arrabbiata verso il mondo, verso tutti, ma specialmente verso me stessa. Vivevamo molto tempo insieme, era lei che si prendeva cura di me, mi trascinava a ballare, a fare compere e la nostra vita incominciò ad essere vita.

Così pensavo, ma dentro di lei stava covando un malessere così nascosto che neppure il mio amore nei suoi confronti, mi rese consapevole di ciò che stava accadendo. Lei incominciò a prendere lassativi (di nascosto) e a fare corse estenuanti: convinceva anche me a seguirla, dicendomi che mi faceva bene fare movimento….

Gli anni passarono, Sabrina decide di andare a vivere con il suo ragazzo, ha il suo lavoro e sembra che tutto vada bene, ma purtroppo dopo un po’ di tempo mi accorgo che dimagriva a vista d’ occhio. La costringo a farsi ricoverare: medicina, comunità, psichiatria. La diagnosi: anoressia nervosa in borderline.

Questi posti diventano col tempo la nostra casa, 10 anni di andirivieni fra ospedali, comunità e casa.

Io sempre più arrabbiata, perchè succedeva tutto questo alla mia adorata figlia? Non mi rendevo conto che la mia rabbia non aiutava lei, anzi ne soffriva ancora di più ed io peggioravo le cose. 

La mia convinzione era che io madre avevo il compito di cercare le comunità migliori….i medici migliori..e non capivo che avrei dovuto incominciare a cambiare ME STESSA. Lei aveva bisogno di amore non di una mamma arrabbiata, io l’amavo più di me stessa (lei lo sapeva), ma non riuscivo a manifestarglielo perchè la rabbia aveva la meglio.

Andavo a trovarla nelle varie comunità, ospedali e quant’altro. Non vedevo l’ora di vederla, ma quando ero là non vedevo l’ora di scappare. Era troppa la sofferenza, non ce la facevo..cercavo di abbracciarla ma non ce la facevo: DIO MIO ERA UN MUCCHIO D’ OSSA.. Mi sentivo disperatamente sola, sola con un problema più grande di me.

Arrivò purtroppo il 10 agosto 2006. Al mattino mi ero recata da lei per portarle alcune cose che mi aveva chiesto. Mi sedetti sul letto con lei mentre il dottore mi spiegava che se continuava così non sarebbe arrivata alla fine del mese. Scoppiai a piangere e per un istante abbandonai la mia corazza. Lei con molta calma mi disse: non piangere mamma, io sono stanca e non ho voglia di vivere: tu vai avanti anche per me, tu sei forte… Ecco io sono FORTE, questo era quello che io avevo trasmesso a lei, maledetta forza!!!!

La sera dello stesso giorno, verso le 19, mi chiamarono: venga giù, Sabrina è volata via assieme agli angeli….. La trovai sul letto, aveva i suoi begli occhi azzurri aperti: aveva uno sguardo dolcissimo e sereno. Dopo averla accarezzata a lungo le sussurai in un orecchio: addio tesoro mio, ti prometto che andrò avanti in nome tuo, lavorerò finchè ne avrò la forza, però tu da lassù dovrai darmi una mano.

Dopo un brutto periodo, dove la rabbia e i sensi di colpa erano miei compagni di vita, mi ricordai della promessa fatta a mia figlia e mi misi all’opera. Faccio parte di un’ associazione di genitori che mettono a disposizione il loro tempo, genitori che hanno avuto a che fare con la BESTIA. In ogni ragazza che incontro vedo Sabrina, nei genitori angosciati vedo me stessa.

Sabrina se ne è andata, mi ha lasciata sola, ma mi ha regalata in eredità tante cose belle e positive. Ho imparato da lei ad abbracciare, ho abbandonato la mia corazza di donna forte, ho preso coscienza degli errori commessi. Ora sono una persona che riesce ad essere “umana” con le sue debolezze e i suoi limiti. Lo devo a lei tutto questo, grazie Sabrina, io ti ho dato la vita e tu hai fatto di me una persona migliore. Veglia da lassù la tua mamma che ne ha tanto bisogno e tutte le BIMBE che stanno soffrendo come hai sofferto tu!

Ciao tesoro un giorno ci ritroveremo

MAMMA”

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