Contatta il nostro Centro: 380.2118180




Monia – Lettere di una ragazza con DCA

…”Non so bene come iniziare questo mini-scritto. D’altronde è da qualche tempo che mi trovo in difficoltà a iniziare la maggior parte delle cose della mia vita. Un buon punto di inizio può essere il momento in cui mi sono resa conto di non condurre un’esistenza normale. Normale. Una parola disgustosa e noiosa per me. Ma anche un obiettivo finale che mi pongo da sei anni ormai. Il rapporto con il mio corpo è sempre stato pessimo… da quando avevo quattordici anni ho dichiarato guerra al mio… involucro, chiamiamolo così. Quando ha fatto capolino la bulimia, tre anni dopo, ero già abituata a vivere in funzione del cibo. Per questo motivo forse percepire una differenza è stato un po’ difficile, come lo è stato percepire un problema.

Penso che il momento in cui ammetti a te stessa di avere un problema coincide con il momento in cui te la fai sotto. E già. Perchè voglio parlare chiaro, il disturbo alimentare dà gioia, protezione, soddisfazione. Poi però ti rendi conto che il controllo che hai sempre pensato di avere in realtà non ti è mai appartenuto. Ti rendi conto che nulla ha più importanza, se non il raggiungere il tuo obiettivo. Ti rendi conto che il tuo umore dipende tutto dalla realizzazione o meno di questo maledetto obiettivo e che, anche se lo raggiungerai, ce ne sarà un altro subito pronto e comunque non sarà mai abbastanza. Non sai cos’è la libertà, ti chiedi se in assenza della malattia saresti così, con quel carattere, con quella personalità, con quel tipo di persone vicino a te. Cominci a pensare che qualcosa di terrificante si è preso la tua intera vita e te la fai sotto. Siamo esseri umani e il tuo istinto di sopravvivenza si scontra in una battaglia sanguinosa con l’istinto di sopravvivenza della malattia. In alcuni momenti di lucidità ti rendi conto che sei solo tu contro te stessa, in altri sai di essere tale e quale a una tossica o a un’alcolizzata. Tale e quale. E odi sentirtelo dire, odi sentirti dire che sei malata perchè è la verità e solo tu puoi dirla a te stessa.

Io volevo solo occupare un posticino nel mondo, essere vista. Volevo solo uno scudo che mi proteggesse dalla società e dai suoi meccanismi malati, dai suoi individui malati. Mi ammalo per proteggermi dalla malattia della gente. No, nessun trauma in famiglia, nessun trauma in generale. Da piccola mi sono divertita, conservo dei ricordi pervasi di innocenza e di luce. Mi rifugio lì quando ho paura. Ho spesso paura.

Il mio male è nato nel momento in cui mi sono affacciata sul mondo e ho scoperto che non serviva a nulla la mia ingenuità, dovevo cominciare a macchiarmi e a non guardarmi troppo attorno se volevo sopravvivere. Così ho costruito la mia prigione, giorno dopo giorno, proiettando il mio disagio su ciò che di più manipolabile pensavo di avere: il corpo. Il mio corpo. Spesso ho dei momenti in cui gli chiedo perdono. Ha dovuto subire i peggiori abusi, eppure è ancora qui, a sostenermi, a tenermi in vita.

La dipendenza che provo sulla mia pelle, traducibile con DCA, è una dipendenza multipla. Più la malattia è rimasta con me più ho avuto modo di capire come sia dipendente da un sacco di cose. Le persone, per dirne una. La mia famiglia. L’approvazione. Il riconoscimento. Il giudizio della gente. La bulimia mi ha reso morbosa e ossessiva per un sacco di cose legate all’affettività. La paura dell’abbandono che minaccia ogni mia giornata. Io le chiamo paranoie, ma per me sono come lame affilate.

Sono come parole che non oso proferire con nessuno, perchè so che non sono parole mie. Ma chissà come e chissà quando sono venute ad abitare dentro di me, con gli anni.

Non voglio concludere con le solite frasi un po’ scontate “chiedete aiuto, è l’unico modo per uscirne”, “da soli non si può” eccetera. Fate quello che volete. Ma chiedetevi con il cuore sincero se ne vale veramente la pena. Chiedetevi con il cuore sincero se siete su questo pianeta per autodistruggervi e se abbia un senso nascere per distruggersi. Nessuno può salvare nessuno. Nessuno può prevedere il successo o il fallimento. Ma dentro di me io so che finirà e questo mi basta. Dentro di me so che ce la sto mettendo tutta e questo mi basta. Parlate sinceramente a voi stessi. Fatelo ogni giorno. E poi beh, da soli non si può. Ops, l’ho detto.”

Piazza Armando Diaz, 2 - 60123 - Ancona - [t] 071.31868 - ancona@fidadisturbialimentari.it - Mappa del Sito | Note legali e privacy

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o un pulsante o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Privacy Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close