Giulia – Avere una chance

…”Se stai in un mondo che divide le persone in categorie in base ad un principio di verità assoluta ci saranno sempre degli esclusi. Come possiamo avere una chance di abitare il nostro mondo allora, se la scelta è tra un bianco e nero perché qualcuno (la società, la moda, il capitalismo, la scienza, Dio) ha detto che bianco è vero (o giusto) e nero no?
Esempio: se vai in palestra l’escluso è colui che è in sovrappeso o quello con pochi muscoli, se stai in altri contesti è il disagiato/malato, se vai in una classe di bambini delle elementari quelli che non hanno “il brava della maestra”,  se vai alla
Bocconi quelli sotto la media del 28, se stai in un gruppo di matricole l’escluso è quello con la laurea in lettere o peggio in scienze della comunicazione, se senti parlare gli adolescenti l’escluso è quello che non ha l’I-Phone.
Tra un po’ si arriverà a fare un discrimen sulle Esistenze, quelle meritevoli e non di esserci:  riprendendo l’oroscopo, se in amore, amici, peso, famiglia, lavoro, successo, popolarità non hai almeno 3 stelline sei fuori (come diceva Briatore in quel reality).
Ma possibile che ancora non si arrivi ad intuire che non esiste nessun tipo di verità se non quella soggettiva,  che non c’è un qualcosa di oggettivo da dover svelare, da dover ricercare ma che si tratta di creare, a partire da ciò che è insito nella condizione umana, la nostra “invenzione personale” citando Lacan?
In un mondo diviso da qualcosa che fa da verità assoluta, come può il singolo emergere come soggetto e quindi  sentirsi libero di essere e basta (e non a condizione che)?
Se manca questa condizione di base  risulta difficile poi poter esprimere nel mondo le nostre passioni, i nostri talenti, la nostra particolarità.
Siamo tutti uno diverso dall’altro (e meno male), siamo tutti a nostro modo “deliranti”; abbiamo tutti messo su auto-soluzione per tollerare il fatto di essere stati “gettati, scaraventati nel mondo”; la mancanza ad essere fa parte della condizione umana e quindi anche l’angoscia che ne deriva.
Cosa c’è da “curare”, “correggere” in questo?
Uscire dal mondo , non vuol dire mettere su “difese autistiche” per allontanare l’altro: intendo uscire da quel mondo che ci presenta le alternative di vita in base ad un criterio spacciato per vero a priori. Se stiamo lì dentro, ci sarà sempre l’escluso. Se ci spostiamo, allora abbiamo una possibilità di abitarlo davvero, il mondo.”