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Maltrattamenti Alimentari

 

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La cronaca offre ancora uno spunto di riflessione sul rapporto genitori-figli e cibo. Un padre è stato condannato a nove mesi di reclusione (l’accusa ne aveva chiesti dieci) per maltrattamenti nei confronti delle figlie.

La denuncia era stata presentata dalla moglie dell’uomo e madre delle ragazzine. Secondo i giudici, il genitore, ritenendo le figlie in sovrappeso, le costringeva a consumare cibi macrobiotici.

La sentenza – stando a quanto riferito dal Tg1 delle 8 del 27 gennaio – non avrebbe precedenti, almeno in Italia. Una vicenda che per certi versi richiama la storia (di finzione) narrata nel film Hungry hearts, dove una giovane madre, per evitare che il figlioletto neonato venga ‘contaminato’, lo nutre esclusivamente di vegetali e semi da lei stessa coltivati in una sorta di serra ricavata nel terrazzo della propria abitazione.

Per una strana associazione di idee, mi viene in mente anche un altro film abbastanza recente (“Precious” mi pare si intitolasse), ambientato in una metropoli degli Stati Uniti, che narra l’esistenza drammatica, in famiglia (una madre alcolizzata e violenta) e fuori, di una ragazza di colore obesa che trova faticosamente la via del riscatto personale e sociale.

Nel caso di cronaca italiano, la giustizia, attivata da una denuncia, sta facendo il suo corso. Non compete dunque all’opinione pubblica emettere altre “sentenze”. Ma, nell’ascoltare certe notizie, un campanello d’allarme non può non risuonare per tutti noi. Quando il rapporto tra una cultura e il cibo ‘impazzisce’, allora c’è il rischio che le fondamenta stesse della società comincino a vacillare. Il problema dell’obesità coinvolge una parte sempre più consistente dell’umanità, specie nelle aree del pianeta che, nonostante la crisi economica, continuano a sostenere consumi alimentari impensabili nelle vastissime zone di sottosviluppo.

Secondo gli esperti, entro questo secolo la popolazione mondiale dagli attuali sei/sette miliardi di persone passerà a nove, forse dieci miliardi, ponendo seri problemi di produzione e approvvigionamento alimentare e di lotta agli sprechi.

Che c’entra tutto questo con quel padre che ‘maltrattava’ le figlie obese imponendo loro un regime alimentare macrobiotico? Direttamente, forse poco o niente. Quel padre magari era preoccupato per la salute (o anche per l’immagine?) delle proprie figlie – come preoccupata, angosciata, è la protagonista di Hungry hearts. Quel padre, nella sua logica, ha ritenuto di dover intervenire ‘a modo suo’, evitando l’intromissione di medici ed esperti. Quel padre ha deciso lui, di quale cibo avessero bisogno le figlie.

[p.m.]
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