L’intervento nell’età adulta

Nell’età adulta i disturbi alimentari possono manifestarsi sia come conseguenza di una problematica con il cibo non risolta in precedenza e che può essere sfociata in una cronicizzazione della patologia, che in un ‘risveglio’ del problema con il cibo che nel corso del tempo è stato silente o tenuto sotto controllo. Le richieste di aiuto vengono spesso da persone che da anni soffrono di sintomatologie alimentari importanti (bulimia, obesità, alimentazione incontrollata, anoressia cronica) e che hanno fatto percorsi terapeutici di ordine psicologico o nutrizionale di tipo ‘mordi e fuggi’, sia perché intraprendere un lavoro su di sé serio e continuativo è pesante e richiede una forte motivazione, sia per la difficoltà, ancora purtroppo presente, di incontrare persone competenti nel campo.

Altre persone hanno sempre rifiutato un aiuto e hanno negato il problema o tentato di risolverlo da sole. Per altre ancora il problema alimentare era talmente integrato nella loro economia di vita che non lo hanno considerato tale, ma piuttosto una modalità individuale di rapporto con il cibo da non trattare come una patologia. Ci sono poi anche situazioni in cui la risposta al disagio attraverso il cibo sembra arrivare in età adulta, a volte anche in un’età avanzata, come una novità e non come una modalità conosciuta di reazione.

In tutti i casi di disturbo alimentare in età adulta si tratta comunque di andare oltre quello che si vede e analizzare in maniera puntuale sia il momento di inizio che i vari legami con le situazioni ambientali e relazionali che il disturbo presenta nella vita del soggetto. Si tratta finalmente di dare voce a quello che è stato sempre tenuto a tacere o nascosto o inascoltato e di aiutare la persona a trovare strategie interne utili ad innescare meccanismi di cambiamento.

Il percorso nutrizionale può rivelarsi spesso un valido sostegno per ritrovare un limite o una possibilità nuova a riprendere un rapporto diverso con il proprio corpo e il proprio peso che fino a quel momento era ritenuto inamovibile. Quando ritenuto necessario, e sempre in accordo con il paziente, il supporto farmacologico può aiutare a moderare l’ansia eccessiva o la depressione che spesso possono accompagnare alcuni momenti del percorso clinico o le manifestazioni sintomatiche più importanti.