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Il thigh gap

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Intervista alla Dott.ssa Giuliana Capannelli

Il thigh gap – il desiderio di avere gambe magrissime, che unite non si toccano, lasciando ampio spazio tra le cosce – puo’ essere interpretato come un nuovo disordine alimentare? se si, lo reputa un disturbo a sé o è riconducibie all’anoressia?

IL thigh gap è un disturbo dell’immagine corporea che rivela un rapporto alterato con il proprio corpo e che rientra nell’ampio spettro dei Disturbi del Comportamento Alimentare riconducibile all’anoressia. Non può quindi essere interpretato come un disturbo a sé, ma come una delle forme moderne o iper moderne in cui si manifesta il sintomo anoressico. Una risposta del soggetto a un disagio che si manifesta nel corpo ma le cui coordinate problematiche sono da ricercare altrove.

2) Qual è il target più colpito dal desiderio del thigh gap? Anche le donne adulte ne sono affascinate?

Gli adolescenti, soggetti in crescita che devono fare i conti con i cambiamenti repentini del proprio corpo, corpo animato da spinte pulsionali ma di cui non sanno dire molto e le cui coordinate sono confuse, sono senz’altro le categorie più a rischio di thigh gap. La ricerca di un punto di tenuta su cui fare perno per dare risposta a questo passaggio si articola attraverso l’ideale di perfezione corporea. Il “buco” è, in questo senso, un buon perno attorno a cui far girare l’impossibile questione del corpo dell’essere umano. La fascinazione del thigh gap, quando colpisce ad età più mature, è legata o a una crescita mai avvenuta dell’individuo che si ritrova a perseguire la propria identità in un corpo inadeguato all’età o ad un punto di identificazione delle generazioni adulte con un corpo adolescente come tentativo di recuperare un luogo e un tempo perduti.

3) Trova che il fenomeno stia interessando l’Italia? In che termini?

L’Italia, dopo l’America, la Francia, l’Inghilterra, sembra la nuova frontiera dello sviluppo di questa sindrome. Ritroviamo il fenomeno in centinaia di blog, forum, siti in cui circola l’informazione e dove le ragazze (è infatti un fenomeno tutto al femminile questo), scambiandosi foto e modelli di riferimento, si confrontano su quella che sarebbe la ‘misura perfetta’ dello spazio da avere tra le gambe, misura che non ha niente a che vedere con una bellezza reale. Anche a consultazione arrivano ormai sempre più di frequente ragazze che mostrano, dal loro cellulare, le centinaia di foto prese su internet e su cui misurare lo spazio perfetto e ideale per il proprio corpo e l’immagine di sé che ne ricavano.

4) Psicologicamente parlando, cosa c’è dietro il thigh gap?

A livello psicologico dobbiamo tenere conto di più registri che incidono sempre nell’essere umano e che vanno da quello individuale a quello collettivo. In linea generale, e molto in sintesi, potremmo dire che la necessità generalizzata di bucare il corpo (vedi le pratiche di piercing, i tatuaggi, ecc.), nasce in risposta a un società che spinge al consumo e al riempimento e che non permette, attraverso il mantenimento di un vuoto produttivo, la circolazione del desiderio.
Puntare a mantenere un controllo sul giusto spazio tra le gambe, essere catturati dal ‘luccichio’ del vuoto (non per niente si parla di un diamante tra le gambe!), avere una fascinazione per quel ‘niente’ rappresentato dal buco prodotto dal contorno del corpo, può simbolizzare la necessità, vitale per il soggetto, di potersi rappresentare attraverso qualcosa di particolare e unico pur nella sua inconsistenza. Peccato che questa risposta si produca sotto un significante seriale e anonimo dominato dalla spinta a catturare un’immagine di sé ideale e impossibile da raggiungere.
Tutti i tentativi di controllo del corpo, di ricerca di una misura perfetta che l’anoressica mette in atto attraverso il calcolo minuzioso delle calorie, il numero perfetto sulla bilancia, la taglia sempre inferiore dei propri pantaloni o lo spazio ancora più ampio da avere tra le cosce, sono modi di arginare, dare un contorno, difendersi, da ciò che non è controllabile, non quantificabile, imprevisto, non garantito e che l’anoressica rifiuta rifiutando il cibo, anestetizzandosi, spingendosi sempre oltre il limite.

5) Che rischi corrono, in termini di salute fisica e mentale, queste ragazze?

I rischi per la salute sono importanti per il fatto che questa operazione sul corpo può in effetti essere un’operazione senza limite. Non c’è mai la giusta misura e il gioco che si fa è sempre al ribasso. Il problema nei disturbi alimentari è che la spinta pulsionale è senza sosta e, di per sé, non c’è mai un momento giusto per fermarsi. In questi casi si arriva a livelli di gravità in cui è necessario intervenire dall’esterno, a volte anche attraverso un atto clinico importante. I genitori possono essere i primi ad accorgersi che qualcosa non funziona per il giusto verso, ha superato il limite, e hanno spesso l’ingrato ma necessario compito di intervenire per rivolgersi a qualcuno in grado di aiutarli ad intraprendere un percorso di cura.

6) Come riconoscere i campanelli d’allarme? Qual è il limite tra il desiderio di mettersi in forma e l’inizio di un disturbo alimentare?

I campanelli di allarme che dobbiamo considerare in questo disturbo sono gli stessi che vanno valutati per un inizio di disturbo alimentare: la riduzione dell’alimentazione quotidiana anche attraverso una selezione dei cibi e la scelta di cibi meno calorici; l’incremento dell’esercizio fisico che può presentarsi sia nel moltiplicarsi del numero delle volte che si va in palestra che nella ricerca di un’attività più intensiva; la focalizzazione dell’attenzione per le misure del proprio corpo attraverso il controllo ossessivo del peso sulla bilancia o di alcune parti del corpo allo specchio; il tentativo di evitare momenti conviviali  legati al pasto, soprattutto se in famiglia e la tendenza all’isolamento; l’idealizzazione di modelli fisici esterni e l’aumento di interesse per tutto ciò che è relativo all’immagine.
Desiderare di mantenersi o ritornare in forma non è un peccato né un danno per la salute, ma non comporta una ricerca affannosa e insistente su tutto ciò che abbiamo descritto sopra e che invece è preminente nel disturbo alimentare. Certamente non tutte le persone che iniziano una dieta o vanno una volta di più in palestra per tonificare il proprio corpo cadono poi nel problema, chi lo fa è perché ha già le basi per farlo. Ricordiamoci che spesso le ragazze che si mettono a dieta e che poi si avviano verso un sintomo alimentare non hanno in effetti bisogno di dimagrire, ma iniziano a concentrarsi sul peso e sul corpo a partire da congiunture di scatenamento che non hanno niente a che fare con questo. Nei soggetti che sviluppano un disturbo con l’alimentazione o focalizzano la loro ricerca di perfezione sullo spazio perfetto da avere tra le gambe, il corpo, controllato, martoriato, idealizzato, è il rappresentate di un altro piano di discorso, è un corpo che parla e dice altro da quello che si vede.

Esempio: Elena, 16 anni, arriva a consultazione e mi dice subito che lei tiene moltissimo al fisico e che il suo problema è concentrato nel corpo: fianchi, che devono essere stretti; pancia che deve essere piatta e gambe che devono avere uno spazio tra loro. Attualmente quello che le interessa di più è che le gambe mantengano uno spazio tra loro e, quando le domando che cosa significhi precisamente, mi mostra una serie di foto che ha sul suo cellulare e che sono foto seriali di gambe di ragazze allo specchio in cui lei cerca la sua ‘giusta misura’. In particolare mi fa vedere la foto di un autoscatto fatto da una ragazza allo specchio che è una foto molto vista su internet e che noi, come centro DCA, utilizziamo spesso negli incontri con le scolaresche quando parliamo del fenomeno pro-ana. Quella è la sua misura perfetta e quello a cui aspira. Attualmente ci è vicino e non vuole assolutamente perdere il risultato raggiunto con tanta fatica: “Ho paura che mi vada via il buco che ho tra le gambe. Ora c’è lo spazio tra le gambe e voglio tenermelo. E’ lo standard. Ogni ragazza vuole avere lo spazio tra le gambe, è un comune canone di bellezza per le ragazze. Prima non facevo caso alle gambe, ora invece si. Le mie amiche dicono che le mie gambe sono troppo magre e fanno senso. Mia mamma dice che se mi faccio una foto e la confronto con quelle degli altri le mie gambe sono ancora più magre, ma a me non sembra. A me va bene così. E non voglio assolutamente cambiare”.

Dott.ssa Giuliana Capannelli

Psicoanalista della scuola Lacaniana di Psicoanalisi,

Presidente dell’associazione HETA

 

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