DCA e Psicoanalisi

Disturbi-del-comportamento-alimentare-si-può-tornare-al-benessere-300x234

Quando si parla di Psicoanalisi nella cura dei cosiddetti “sintomi moderni” come le patologie da dipendenza quali l’anoressia e la bulimia o i disturbi alimentari in genere, non si parla di applicare la psicoanalisi “classica”, il lettino di Freud per intenderci, ma di applicare i principi logici e l’etica del discorso analitico che, nella “tecnica” può assumere le forme più svariate e tutte in un quadro complesso che comprende un approccio multidisciplinare al problema.

Essere orientati dalla Psicoanalisi nella cura di questi disturbi significa innanzitutto mettere al centro della cura il soggetto, il soggetto dell’inconscio per essere precisi, il che significa porre l’accento non sul sintomo come un deficit o disfunzionamento con conseguente ripristino di uno status quo ante l’inizio della patologia.
Non si tratta di normalizzazione il comportamento alimentare disturbato, malato bensì di porre l’accento sul significato che il sintomo alimentare assume come rivelatore della verità intima del soggetto.

Ciò che ci si deve domandare è dunque qual è non la disfunzione, ma la funzione che questo sintomo ha nell’economia soggettiva. Ciò a cui si mira in una cura è innanzitutto rendere la persona responsabile della sua scelta malata, comprendere le ragioni profonde del suo disagio e permettergli, gradualmente, di optare per una soluzione meno nociva e più consona alla realizzazione del proprio desiderio.

Dott.ssa Giuliana Capannelli

Psicoanalista della scuola Lacaniana di Psicoanalisi

Presidente dell’Associazione Heta