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Gruppo e creatività: percorsi di crescita  

Attraverso laboratori espressivi, la circolazione e la narrazione di storie ed emozioni all’interno del piccolo gruppo permette infatti di incontrare in modo autentico parti di sè e dell’altro (non ancora conosciute e che a volte spaventano), sfruttando il potenziale della creatività per mettere in gioco sentimenti complessi, difficili da conoscere ed elaborare
A partire dall’esperienza diretta con adolescenti nelle scuole emerge che il gruppo è visto come uno spazio caratterizzato dal conformismo e dall’omologazione, una massa in cui si cerca di essere accettati e inclusi a discapito di una perdita di individualità: “come nelle tifoserie”, dice Francesca (Liceo Linguistico), quasi a soddisfare – secondo Marika (Liceo Scienze Umane) – “un desiderio di scomparire per non focalizzare l’attenzione su di sè”.Alla domanda “chi sono?” però i ragazzi rispondono identificandosi e riconoscendosi negli altri o attraverso gli altri (“mi definirei una punk”, “sono il batterista in una band”, “sono diverso dagli altri, mi riconosco solo negli autori che leggo” dice Matteo), mostrando come l’identificazione di sè come soggetto sia vicariata dal gruppo, e rivelando quanto in realtà la dimensione gruppale sia fondamentale per la definizione di sè, soprattutto nel percorso di crescita adolescenziale. Il gruppo è infatti uno degli indicatori della spinta evolutiva: se fino a pochi anni prima gli spazi di socializzazione coincidevano con quelli offerti dalla famiglia, ora l’adolescente ha bisogno di differenziarsi, uscire dal nucleo primario e mettersi alla prova, con tutte le sue difficoltà, all’interno del gruppo dei pari, in cui sperimentare il nuovo sè corporeo, affettivo e sociale.A fronte di una sempre maggiore possibilità di incontrarsi online, essere costantemente in contatto nei luoghi fluidi e virtuali delle chat e dalla rete, dall’esperienza clinica con i ragazzi si avverte quanto sia carente la diffusione di spazi reali e concreti sul territorio in cui incontrarsi e socializzare. Al di là dell’attenzione alla soggettività del ragazzo, è emerso quanto sia fondamentale offrire spazi “altri” di condivisione di tempo, pensieri, emozioni e socializzazione, che permettano di dare voce a sentimenti altrimenti inespressi.
Attraverso laboratori espressivi, la circolazione e la narrazione di storie ed emozioni all’interno del piccolo gruppo permette infatti di incontrare in modo autentico parti di sè e dell’altro (non ancora conosciute e che a volte spaventano), sfruttando il potenziale della creatività per mettere in gioco sentimenti complessi, difficili da conoscere ed elaborare. Per mezzo della fotografia, la scrittura creativa, il cinema e il disegno i ragazzi possono sperimentare, in contesti attenti e protetti, emozioni, personaggi e nuove trame, utili nella costruzione della propria identità, in costante conflitto creativo tra bisogni di individuazione come singolo e bisogni di appartenenza.

Da questi laboratori espressivo-creativi con gli adolescenti emerge il gruppo come un’entità unica, globale, diversa dalla somma dei singoli, in cui ogni individuo rappresenta parti e tratti appartenenti all’intero gruppo: Gaia (Liceo Scienze Umane) racconta le sue emozioni valorizzando la dimensione del silenzio come “possibilità, momento e modo di sistemare i pensieri”, mentre Barbara (Liceo Linguistico) lo riempie portando nel gruppo tante parole, storie e sensazioni, che riflettono la sua storia di ragazza che ha vissuto e incontrato diverse realtà culturali, che diventano nel qui ed ora del laboratorio patrimonio di tutto il gruppo. I ragazzi descrivono questi gruppi esperienziali come spazi di “trasformazione”, “crescita”, “equilibrio” e “fiducia”.

Il gruppo espressivo-creativo in adolescenza pare dunque quasi come uno spazio di transizione, intermedio tra il mondo interno ed emotivo dei ragazzi che attraversano la crisi evolutiva della crescita e la realtà sociale esterna, nella quale lentamente si cerca di costruire la propria identità di giovani adulti e far emergere le proprie risorse e peculiarità.

Grazie al cofinanziamento della Fondazione Social, l’Associazione Gapp ha potuto realizzare un progetto rivolto ad accogliere il disagio psichico dell’adolescente e della sua famiglia in tempi di crisi economica, introducendo oltre ai percorsi psicoterapeutici individuali, degli spazi di gruppo settimanali, caratterizzati dalla trasversalità (gruppi non monosintomatici), per incontrare i ragazzi nella loro quotidianità e favorire la socializzazione tra pari. Nei laboratori di Mind the Gapp 2.0 gli stimoli creativi ed espressivi sono lo strumento principale di attivazione delle emozioni, che circolano e vengono condivise all’interno del gruppo creando storie, esplorando nuovi sentieri e vie possibili nell’intricato percorso di crescita.

I nomi e i licei sono frutto di fantasia al fine di tutelar la privacy dei ragazzi.

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