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I disturbi nell’infanzia

L’esperienza alimentare è la prima forma di contatto del neonato con il mondo esterno e una delle sue prime forme di dipendenza dall’adulto che si prende cura di lui, divenendo uno dei principali organizzatori psichici e relazionali per lo sviluppo del soggetto nell’infanzia.

Quando l’insorgenza dei disturbi alimentari è molto precoce, si riscontra una relazione madre-bambino disfunzionale nella regolazione emotivo-affettiva e nelle modalità di attaccamento.

Il bambino comincia a conoscere e memorizzare stati corporei diversi attraverso le sensazioni che sperimenta durante l’alimentazione (tensione legata alla fame, rilassamento e benessere legati alla sazietà).

Le risposte dei genitori ai segnali del neonato hanno un ruolo fondamentale per lo sviluppo della capacità di autoregolazione.

Le modalità di accudimento, sintoniche o incoerenti con i bisogni del bambino, determinano, infatti, la qualità delle sue sensazioni corporee. Se sintoniche, il bambino struttura un senso di fiducia nella possibilità di soddisfare le sue sensazioni di fame; se inadeguate, nel bambino prevale un senso di spaesamento e di non sintonia tra i suoi bisogni e le risposte che gli arrivano dall’esterno, determinando delle reazioni difensive e compensatorie, tanto più patologiche quanto più è precoce la necessità di attivarle.

Se, per esempio, la reazione della figura principale di accudimento ai segnali di malessere del bambino tende a essere monotona (è il caso della madre che si limita a nutrire), questo impara a rispondere con il cibo a ogni futura esperienza di disagio: il bambino, infatti, fraintende le sue sensazioni e acquisisce l’eccesso dell’atto alimentare come sedativo delle tensioni emotive e delle difficoltà di relazione con l’altro.

Un fattore che nell’infanzia rende problematico il riconoscimento di un eventuale disturbo di origine psicologica, anche di tipo alimentare, è che il bambino piccolo spesso manifesta il disagio psichico esclusivamente a livello corporeo: in questo senso possono essere lette anche alcune forme di vomito, oppure intolleranze di vario tipo.

Le difficoltà connesse con l’alimentazione peraltro possono anche essere transitorie e associate a momenti particolari dello sviluppo come lo svezzamento, brevi separazioni dalla figura materna, riconoscimento del ruolo del padre.

Solitamente tali difficoltà si risolvono spontaneamente e lo sviluppo riprende il suo corso armonioso. Altre volte, invece, si assiste all’emergere di un vero e proprio disturbo alimentare.

L’individuazione del disagio ad uno stadio precoce è spesso associata ad una risoluzione sintomatica più rapida; la trasformazione riguarda le difficoltà nelle relazioni familiari che invece, qualora ignorate, possono concorrere allo strutturarsi del sintomo in epoche seguenti.

Al fine di individuare l’eventuale significato comunicativo del sintomo, è importante effettuare una consultazione che tenga conto della sua durata, della fase evolutiva in cui insorge (per valutare se la difficoltà emersa è organica oppure no), del contesto ambientale in cui si colloca il soggetto che ne soffre.

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