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Disturbi Alimentari

disturbi del comportamento alimentare sono patologie psichiche complesse che incidono negativamente sul corpo e sulla vita relazionale.

Per coloro che soffrono di anoressia, bulimia, obesità e disordini alimentari, l’isolamento e il silenzio sembrano le uniche risposte rimaste a disposizione per esprimere il disagio. La volontà e il buon senso non bastano per uscirne.

Il conflitto tra corpo e mente può esprimersi in forme articolate e, spesso, estreme. Quando si cronicizza, segna fortemente il corpo e la vita delle persone.

I disturbi del comportamento alimentare sono disturbi che frequentemente coesistono con altri disagi quali depressione, abuso di sostanze, disturbi d’ansia; questi disturbi ad ogni modo, tramite un percorso terapeutico adeguato, possono essere trattati e risolti.

Chi è colpito

I disturbi alimentari riguardano fasce d’età sempre più ampie, dall’infanzia fino alla maturità. Il manifestarsi della sintomatologia è tipicamente adolescenziale dai 14 ai 18 anni, ma sempre più frequentemente si registrano forme infantili precoci, a partire dagli 8-9 anni, o tardive, a partire dall’età di 25 anni.

In Italia i disturbi del comportamento alimentare colpiscono tra le 150 e le 200 mila persone e sono la prima causa di morte nelle giovani tra i 12 e i 25 anni (fonte: SISDCA, Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare, 2009).

Il problema è diffuso soprattutto nei paesi industrializzati e colpisce le adolescenti e le giovani donne in misura superiore rispetto a quella dei maschi, anche se si sta assistendo a un aumento dell’incidenza  negli uomini.

La componente sociale

La componente sociale gioca un ruolo importante, ma non per questo decisivo e primario nell’insorgenza di un disturbo del comportamento alimentare, e può spiegare la progressiva diffusione di questi disturbi, tanto da riferirsi a essi spesso come a una vera e propria “epidemia”.

modelli pubblicitari e televisivi sollecitano una sorta d’insoddisfazione per il proprio corpo, proponendo il confronto con chi sembra incarnare perfezione corporea, lusso, successo.

In un contesto socio-culturale consumistico e disgregato il proprio corpo diventa così uno strumento manipolabile e plasmabile, simbolo di autocontrollo, di realizzazione e sicurezza di sé, senza che si colga la portata distruttiva del comportamento alimentare.

A generare un disturbo del comportamento alimentare, comunque, concorrono cause di tipo multifattoriale, vale a dire complesse interazioni tra fattori biologici, psicologici, individuali e familiari (assetti psichici della famiglia, presenza di eventi traumatici come abuso fisico e sessuale, ecc.), culturali (miti della bellezza/magrezza, cultura della competizione e del successo).

Fattori o eventi specifici – come separazioni, perdite, eventi di vita stressanti, abitudini alimentari scorrette – possono far precipitare la situazione e sbilanciarla in senso psicopatologico.

Relazioni e dipendenza

Anoressia, bulimia, obesità fanno sì che l’individuo possa percepire il proprio Se’ come più integro e stabile e gli permettono di costruirsi la propria identità in base alla patologia da cui è affetto.

Spesso lo sviluppo di disturbi alimentari è preceduto da un disagio delle relazioni. Le modalità di relazione , che oscillano tra uno stile di legame ansioso-dipendente, che suscita notevoli angosce di confusione con l’altro, e misure relazionali opposte di rifiuto ed evitamento difensivo.

Allo stesso modo la dipendenza dal cibo è caratterizzata da un’alternanza tra digiuni, crisi bulimiche e pratiche di svuotamento che ripete a un livello concreto la difficoltà di trovare la “giusta distanza” dall’altro.

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