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Sensibilizzazione sui DCA nelle scuole: un’esperienza al liceo Gramsci di Firenze

Dedalo come da qualche anno ha risposto alla richiesta del liceo scientifico Gramsci di Firenze organizzando una serie di incontri dinamici sui disturbi del comportamento alimentare.

In questo spazio è stato possibile trattare un tema che difficilmente in altre occasioni viene affrontato in aula, ma che in realtà è di fondamentale importanza, in particolar modo per gli adolescenti. I disturbi del comportamento alimentare sono tipicamente una patologia che si manifesta durante l’adolescenza. È in questo periodo di organizzazione della struttura di personalità che diventa più probabile che il disturbo si manifesti e che un’alterazione della condotta alimentare si radichi a tal punto da sovrapporsi all’identità del soggetto.

Ma come parlare ai ragazzi di temi così delicati?

Dedalo ha deciso di varcare la soglia dell’ordinario evitando una lezione teorica sui disturbi alimentari e proponendo alla classe un’attività interattiva con la speranza di poter lasciare “un’impronta parziale” nella terra dei teenager, un’alternativa di pensiero riguardo l’argomento DCA.

Per parlare ai ragazzi, il punto di partenza è stato proprio il mondo più frequentato da quest’ultimi: quello dei social media, dove il confine tra realtà e finzione è sempre più labile.

Riflettiamo un attimo: quante volte abbiamo sentito dire che l’insicurezza, la paura e la fragilità portano i giovani a rifugiarsi in questo universo virtuale?

È proprio per questo che Dedalo ha cercato di toccare con mano in tre giornate al liceo due mondi molto discussi, complicati e fortemente connessi fra loro: gli adolescenti e i social network. L’idea è stata quella di avviare una riflessione a partire dell’immagine del profilo che i ragazzi hanno impostato su alcuni social. Si è così originato un vero e proprio lavoro introspettivo sulle fotografie. I ragazzi sono stati invitati a riconoscere tre aspetti: cosa la foto comunicava d loro, cosa non comunicava e che titolo avrebbe potuto avere.

A questo punto chiediamoci: perché partire proprio dall’immagine per parlare dei disturbi del comportamento alimentare?

La stretta connessione dei DCA con l’importanza sociale e personale dell’immagine è uno dei punti cardine della prospettiva psicoanalitica di Dedalo.

I disturbi alimentari non hanno niente a che vedere con il cibo”

È questo che possiamo affermare in quanto l’immagine corporea, con la quale vengono identificati i disturbi del comportamento alimentare, permette di mostrare agli occhi degli altri il corpo, nascondendo quello che si cela dietro a quest’ultimo, che resta comunque sempre un potente strumento di comunicazione.

Ma cosa vuole comunicare?

La risposta è tutt’altro che banale: spesso l’obiettivo è quello di inseguire un modello per omologarsi e scomparire dagli sguardi altrui, non di certo per farsi notare. Questo punto rappresenta solo una porzione della contraddittorietà che avvolge l’intera questione dei disturbi del comportamento alimentare.

Chi conduce la sua esistenza a braccetto con un sintomo alimentare vive in un terribile paradosso: significare al di là di quello che la sua immagine rappresenta.

Anche i giovani di oggi si trovano in un enorme paradosso: nonostante si pensi che i ragazzi siano ossessionati dall’immagine, Dedalo rapportandosi in modo diretto a quest’ultimi può affermare con piacere il contrario. I ragazzi del liceo Gramsci, infatti, sono stati in grado di mettersi in discussione riflettendo su di sé con la consapevolezza che la stessa immagine comunica qualcosa di contrastante: dice molto e allo stesso tempo molto poco del nostro essere poiché tralascia spesso, informazioni come il carattere, le passioni, le emozioni e le relazioni.

Questo incontro al liceo ha rivelato prospettive inaspettate: un’occasione per mettersi in gioco, da entrambe le parti, e per conoscersi meglio. Dedalo, infatti, dal canto suo ha analizzato con i ragazzi il suo logo: il labirinto.

E come si esce dal labirinto dei disturbi alimentari?

La via d’uscita dal labirinto non è la stessa per tutti quanti e la psicoanalisi si pone come un percorso che è possibile solo ricostruire passo passo.

Un elemento accumuna l’immagine di Dedalo, degli adolescenti e di un soggetto affetto da un disturbo alimentare: comunicare qualcosa di illusorio. L’immagine di una persona che si abbuffa o non mangia, infatti, sostituisce qualcosa di più caro al proprio sé, come la propria storia personale, le relazioni o un evento vissuto. Ricordiamo quindi che il cibo sta al posto di qualcos’altro.

Questa esperienza ha permesso di osservare questi temi dal punto di vista di giovani in grado di dibattere animatamente questioni molto significative e sensibili. Partendo dal cibo i ragazzi sono arrivati a toccare temi d’attualità, passando anche per il legame esistente fra i disturbi alimentari e le dipendenze.

Gli adolescenti del liceo Gramsci sono stati un’importante rivelazione e si sono dimostrati capaci di apprezzare e condividere ciò che anima il lavoro dello psicologo: provare sempre a trovare anche un solo bagliore che illumini quella via tortuosa, oscurata e impercettibile per uscire dal quel labirinto con cui Dedalo ha scelto di raffigurarsi. È percorrendo, quindi, il percorso dell’individualità che si può arrivare alla guarigione.

Dott.ssa Maila Cuomo

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