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Corso introduttivo ai disturbi del comportamento alimentare, un punto di vista.

“Un corso che affronta cosa è un disturbo alimentare e quello che si cela dietro il suo manifestarsi?”

Dedalo ha cercato di rispondere a questa domanda dalle mille sfaccettature servendosi di tutta la sua équipe, presso la Scuola di Psicoterapia Comparata di Firenze.

Facciamo un passo indietro e chiediamoci: perché proprio questo argomento?

Come sostiene la Dott.ssa Carlotta Bettazzi, il disturbo alimentare non è il sintomo di un solo soggetto, ma bensì di un’intera società: si può dire infatti che sia il contesto sociale contemporaneo ad aver influenzato lo sviluppo dei disturbi alimentari, manifestatisi a partire dal ventesimo secolo. Dove rintracciare, dunque, le motivazioni che hanno portato a una vera e propria esplosione del sintomo nella società?

“Non importa da chi si è guardati, l’importante è essere guardati”

È con questa frase che il corso di Dedalo risponde in modo esauriente alla domanda. Il farsi notare, quindi, non più come un atteggiamento indirizzato all’altro, per richiamare ed entrare in relazione con lui, ma come un tentativo di svanire nel riflesso degli occhi.

È l’emergere dello stereotipo “bellezza uguale magrezza” che porta a far diventare “il corpo solo corpo” e “il nudo solo nudo”, perdendo il significato che in epoca classica aveva il corpo: un mezzo attraverso il quale l’anima si rende visibile.

La sovrabbondanza di stimoli dell’epoca moderna porta all’insoddisfazione, in quanto niente è mai abbastanza. La televisione, con i suoi numerosi programmi sul cibo, ci sovra stimola in maniera “schizofrenica”, impedendo di far conoscere realmente la patologia, ma mostrandola piuttosto come qualcosa su cui scherzare sopra.

Il cibo nella nostra società è diventato la sostanza con cui riempire i nostri vuoti sostanziali. Ma perché proprio il cibo? Essendo questo un oggetto di ampio consumo, alla portata di tutti, è quanto di più facile da reperire, un fedele compagno, un partner docile con il quale intrattenersi solitariamente, al sicuro dagli attacchi.

Il cibo acquista un significato particolare nelle diverse fasi della vita: nell’infanzia il bambino attacca il cibo per attaccare una relazione, mentre nell’adolescenza il corpo, e di conseguenza le modificazioni che attraverso il cibo si possono ottenere, diventano un potente mezzo di comunicazione per sentirsi accettati in un gruppo.

“Scrivere sulla carne parole che non possono essere dette” 

Continuando nel corso, con questa affermazione la Dott.ssa Francesca Donati parla dell’importanza del contesto familiare in un intervento sui disturbi alimentari che deve prevedere un setting separato fra genitori e figli: quello dello spazio individuale è un’operazione simbolica che lavora in direzione di una separatezza all’interno di un sistema familiare invischiato.

“I disturbi alimentari non hanno niente a che fare con il cibo”

È proprio su questo punto che si fa sentire a gran voce il Dott. Lorenzo Franchi, riportando il punto di vista che da tempo anima Dedalo nell’affrontare i disturbi alimentari mediante una prospettiva psicoanalitica. Un’affermazione apparentemente contraddittoria che nasconde un significato autentico. È proprio su questo contenuto che dobbiamo interrogarci: che cosa è il disturbo alimentare? È il sintomo, ovvero la soluzione migliore che il soggetto ha utilizzato per scendere a patti con la propria angoscia. Il sintomo si configura quindi come una medaglia: una faccia rappresenta il lato feroce, mentre l’altra costituisce l’identità del soggetto.

“Chi sono?

È questa la domanda che tormenta il soggetto con un disturbo alimentare. L’essere anoressico o bulimico, non è altro che un’etichetta attraverso la quale si è riconosciuti e si rende visibile al mondo la propria fragilità. I disturbi alimentari, essendo egosintonici, vengono infatti percepiti dal soggetto come parte integrante del proprio sé. È proprio per questa particolare caratteristica che Dedalo propone un approccio multidisciplinare-integrato, che si prende cura sia della mente che del corpo.

“L’approccio integrato è vincente, con maggiori risultati statici e migliori prognosi rispetto alle terapie fatte separatamente” 

È questa la posizione del Dott. Nicola Materassi, lo psichiatra che collabora con Dedalo. Quest’ultimo non nasconde la difficoltà del trattamento farmacologico dei disturbi alimentari, per i quali nel tempo sono stati utilizzati tutti i farmaci che la psicofarmacologia ha a disposizione.

Oltre all’intervento medico-biologico, talvolta può essere necessario un intervento nutrizionale, come afferma Federica Alaura, la biologa nutrizionista che collabora con Dedalo:

“L’attenzione è rivolta alla riacquisizione di uno stato di salute che non è necessariamente associato e associabile all’aumento o alla diminuzione del peso” 

L’ottenere un determinato peso, infatti, non costituisce l’obiettivo fondamentale per la cura di questi disturbi.

Dedalo, aprendo il sipario sul proprio modo di affrontare i disturbi alimentari a più livelli, è stato in grado di dare ai partecipanti di questo corso un’esperienza formativa che rispecchia la sensazione di completezza e integrità che cerca di dare ai suoi pazienti.

Non a caso agli iscritti è stata data la possibilità di sperimentare concretamente degli interventi che permettono di far entrare in profondo contatto mente e psiche attraverso due Workshop: uno sulle tecniche teatrali e di scrittura presentato dalla Dott.ssa Laura Cioni e uno sulla DanzaMovimentoTerapia, presentato dalla Dott.ssa Anna Pericoli.

Per concludere questa panoramica a trecentosessanta gradi sui disturbi alimentari, possiamo porci una domanda di difficile risposta, ma con un grande valore:

“Che cosa significa guarire?”

Guarire da un disturbo alimentare, prima di tutto, non significa riprendere o diminuire il proprio peso. Significa, invece, interrompere meccanismi auto-lesivi e ripetitivi legati al cibo e avviare una costruzione del proprio sé più autentica, flessibile e armonica.

“La guarigione non è l’assenza del sintomo, ma la diminuzione dell’impatto del sintomo sulla vita del paziente.”

Buttare via un sintomo, infatti, significherebbe buttare via anche una parte di sé, facendo “tabula rasa” dei propri vissuti.

In un’ottica psicoanalitica e multiprofessionale, per la quale il cibo sta al posto di qualcos’altro, ciò che ci si propone di raggiungere è una consapevolezza che permetta di stare bene e stare male senza annientarsi.

Dott.ssa Maila Cuomo

 

Il corso si è tenuto a Firenze il 18-19 novembre e 2-3 dicembre 2017 ma viene ripetuto due volte l’anno, per info e iscrizioni contattare l’associazione a firenze@fidadisturbialimentari.it oppure al 3271272917

 

 

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