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Dislessia: che cos’è?

Avete provato a leggere il testo contenuto nell’immagine qui sopra nel box? Sarà stato un po’ difficile, ci avrete messo un po’ più tempo ma sono sicura che ce l’abbiate fatta! Questo succede perché una volta acquisita l’abilità di lettura, si smette di decodificare lettera per lettera e si passa ad una lettura lessicale, ovvero leggiamo la parola globalmente ricercandola nel nostro database lessicale, che si arricchisce giorno per giorno con vocaboli nuovi. Ora immaginate però di essere ancora bambini e di apprestarvi ad imparare i meccanismi della lettura: come vi sentireste di fronte a quel testo? riuscireste a decodificare quelle parole? Sicuramente diventa molto più difficile! Certo c’è sempre la lettura lessicale, direte voi, ma quando le parole che conosciamo sono poche (pensiamo al vocabolario di un bambino di prima elementare) individuare la parola giusta diventa un terno al lotto!

Ecco questo è un po’ ciò che succede ad un bambino con un disturbo dell’apprendimento della lettura: le lettere si spostano, si invertono, ruotano su se stesse ed imparare a leggere diventa un’impresa ardua… i tempi si allungano, gli errori si moltiplicano, memorizzare i vocaboli per usarli poi con la lettura lessicale diventa un processo più lungo e difficoltoso, e infine anche la comprensione di ciò che si legge ne risente, perché l’attenzione è tutta rivolta alla decodifica delle lettere.

Ma vediamo un po’ che cosa sono questi disturbi dell’apprendimento o DSA; nel DSM IV leggiamo: “i disturbi dell’apprendimento vengono diagnosticati quando i risultati ottenuti dal bambino in test standardizzati, somministrati individualmente, su lettura, calcolo o espressione scritta risultano significativamente al di sotto di quanto previsto in base all’età, all’istruzione e al livello d’intelligenza. Essi interferiscono in modo significativo con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, di calcolo e di scrittura.”

I DSA non devono necessariamente riguardare tutti e tre gli ambiti dell’apprendimento, lettura calcolo e scrittura (come nel caso del disturbo misto), ma possono essere concentrati su uno solo di questi aspetti, i DSA si dividono infatti in:

• Dislessia: disturbo che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Il processo di lettura non si automatizza quindi leggere e scrivere diventano attività molto più faticose: ci si stanca rapidamente, si commettono errori, si rimane indietro con i programmi. Sono spesso presenti errori caratteristici come l’inversione di lettere e di numeri (es. 21 – 12) o la sostituzione di lettere (m/n; v/f; b/d, a/e)

• Discalculia: può essere definita come un disturbo delle abilità numeriche e aritmetiche che si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche e nella difficoltà di calcolo.

• Disortografia: è l’incapacità di rispettare le regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto e di tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici. I sintomi della disortografia possono essere omissioni di grafemi o parti di parola (es. pote per ponte o camica per camicia), sostituzioni di grafemi (es. vaccia per faccia; parde per parte), inversioni di grafemi (es. il per li; spicologia per psicologia).

• Disgrafia: si tratta di una difficoltà della scrittura, in particolare nella riproduzione di segni alfabetici e numerici. La scrittura risulta poco leggibile, lenta e stentata, presenta disorganizzazione delle forme e degli spazi grafici, scarso controllo del gesto, confusione e disarmonia, rigidità ed eccessiva accuratezza, difficoltà nell’atto scrittorio in presenza di crampi o dolori muscolari.

Quindi per fare una diagnosi, conditio sine qua non, dobbiamo avere un livello cognitivo nella norma. I bambini con DSA non sono quindi più “stupidi” o lenti nell’afferrare le regole e i procedimenti, semplicemente percepiscono le informazioni e gli stimoli in maniera diversa, spesso vengono colpiti da dettagli che agli altri sfuggono e sono più sensibili ad alcune informazioni rispetto ad altre, tanto da avere veri e propri lampi di genio. Sapete quante persone famose sono dislessiche? Ci sono attori, atleti, artisti,inventori, scrittori (scrittori? Com’è possibile?? Se non imparano a leggere e scrivere? E invece è proprio così! ). Volete i nomi? Tom Cruise, Whoopi Goldberg, Robin Williams, Muhammad Ali, Magic Johnson, Leonardo da Vinci, Albert Einstein, John Lennon, Pablo Picasso, Mika, Gustave Flaubert, Walt Disney e molti altri ancora.

Perciò un dislessico può fare quello che vuole nella vita? Bravi, esatto! Avere un DSA non vuol dire necessariamente avere una carriera scolastica difficoltosa e breve, finire la scuola dell’obbligo per correre a rifugiarsi nel mondo del lavoro, dove i voti non ci sono più. Questo succede quando nel cammino incontriamo insegnanti che non riescono a capire e a compensare queste difficoltà. Un alunno con DSA ha bisogno di un piano didattico personalizzato ,PDP, (peraltro richiesto dalla legge 170/10) ovvero la definizione di obiettivi individualizzati e cuciti addosso alle necessità del bambino in questione, obiettivi che devono essere flessibili e costantemente bilanciati alle difficoltà del bambino. Questo perché compito dell’insegnante non è portare a termine il programma costi quel che costi, ma far si che i propri alunni imparino adattando il più possibile il metodo di insegnamento a ciascuno di essi.

Ma come fa a diventare scrittore uno che non sa mettere le h e le doppie al posto giusto? La scuola non è l’unico ambito in cui può essere trattato un bambino con DSA, occorre anche che i genitori capiscano le problematiche del figlio e si attivino. Innanzitutto per avere un buon percorso scolastico è necessaria una tempestiva diagnosi di DSA , dove per tempestiva si intende intorno alla 3° elementare, perché è proprio in quel momento che i meccanismi di apprendimento interessati dovrebbero automatizzarsi, prima di allora possiamo parlare solo di difficoltà di apprendimento che possono anche rientrare nella norma con lo sviluppo. Poi occorre fare un lavoro di riabilitazione da un professionista (psicologo o logopedista) mirato sulle abilità deficitarie che variano da bambino a bambino, perché l’unica cosa costante del DSA è l’individualità. Inoltre, crescendo con l’età occorre aprirsi senza paura ai vari strumenti compensativi e dispensativi, l’uso del computer a scuola, della sintesi vocale, del registratore al posto degli appunti, sono solo alcuni degli accorgimenti più efficaci che possiamo usare per garantire ai nostri figli un buon rapporto con la scuola e soprattutto con la propria autostima e la fiducia nelle proprie possibilità. Perché il vero problema della dislessia non è il non riuscire ad imparare a leggere bene o non capire quando si deve mettere l’h, ma la perdita di fiducia in se stessi e nelle proprie capacità che infrange i sogni di diventare scrittore, inventore, attore etc a causa di quei 4 che riceviamo in italiano o in matematica.

Dott.ssa Carlotta Bettazzi

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