La funzione sociale del nuovo fritto leggero

Questo è il titolo di un articolo del Corriere della Sera dello scorso 20 aprile che, nel presentare il libro 50 sfumature di fritto, continua riportando la citazione di uno degli autori del volume:

L’olio facilita l’unione tra gli ingredienti, crea democrazie popolari, annulla conflitti intergenerazionali, ricostruisce i legami dissolti”

Una bella fettunta per scongiurare la disgregazione del Paese?

Comprendo che per bucare il mercato di fronte all’attuale crescente concorrenza “cheffista” ci si debba inventare la frontiera sociologica dell’olio, ma provo una certa tristezza a pensare di affidare alla pastella di un fritto misto le sorti relazionali, di aggregazione e partecipazione.

Ma con c’è da stupirsi. Secondo una ricerca Censis-Coldiretti del 2012 gli italiani si aggregano (io direi che si ammassano) solo dove c’è da mangiare. Si  moltiplicano le attività che hanno al centro il cibo e il vino. Alle sagre partecipano regolarmente o saltuariamente 23,6 milioni di italiani, di cui 5,3 milioni in modo assiduo.

Le sagre dunque come importanti luoghi di aggregazione?

Personalmente non ricordo di aver mai stretto nuove amicizie, conosciuto persone interessanti, intrattenuto conversazioni significative in una sagra, semmai di essere spintonata o soffocata per riuscire a raggiungere il piatto di tortelli!

Innegabile il connubio fra cibo e convivio, sacro santo, ma siamo così sicuri di non essercelo un attimo fatto sfuggire di mano… il Convivio?

E di averlo ormai affogato nel piatto?

 

Dott.ssa Laura Cioni