Quando una è nessuna e centomila: “Lei così amata” di Melania G. Mazzucco

Da tutti voleva essere accettata, voleva la loro benevolenza, con tutti vivere in amicizia. Voleva piacere a tutti. Ci riusciva, tutti la viziavano, perché la trovavano “deliziosa”, o “delizioso” – scambio, equivoco, lapsus che, per lei, era fonte di divertito piacere.

Ma anche di un acuto dolore, perché sapeva perfettamente di non essere un “giovanotto” vero – solo la sua imitazione – e dunque finzione, teatro, nulla.

Lei così amata, Melania G. Mazzucco, Bur, 2000, p. 28

 

E’ la storia vera di un personaggio storico, Annemarie Schwarzenbach, scrittrice, archeologa, fotografa, giornalista, viaggiatrice, una vita breve (1908-1942) che si svolge sullo sfondo della società letteraria degli anni Trenta.

L’autrice le dedica un ritratto in bilico fra documentazione e invenzione, traccia il profilo straordinario di una creatura assolutamente inafferrabile da qualsiasi legge, che incarna l’erranza di un desiderio furioso sempre oltre la sua meta.

Annemarie è dovunque e il suo corpo è per chiunque, magrissimo, mutevole, marinaio o bambina, un corpo che accompagna di sottofondo tutto il libro perché Annemarie è inconsistente eppure travolge chiunque la incontri.

Cos’è che la rende così amata? Il suo essere sempre disidentica a sé stessa, Anne sfugge alla cattura, è in grado di sottrarsi continuamente alla presa del desiderio degli altri e perciò di nutrirlo.

Anne è desiderio allo stato brado al limite fra l’ebrezza e l’angoscia, l’estasi e la disperazione, nessuna tregua per lei che non smette mai di cercare il paradiso perduto.

Figlia di una ricca famiglia di industriali svizzeri, gente “vittoriosa, opulenta e appagata”, cercherà invano di cancellare le sue radici, di trovare un posto nel mondo al di fuori di quella casa a Bocken che “non ha niente di lei”.

Sola, di una solitudine accecante, viaggia in cerca di salvezza da una madre che la Mazzucco riesce a dipingere nella sua glacialità: “Sarà un disastro. Ascolta tua madre che ti conosce meglio di chiunque altro. Se ti sposi succederà una catastrofe”.

La vita di Annemarie è una sublime catastrofe, in collisione perenne con la madre, legate da un massacrante gioco di specchi e ambiguità, un amore impossibile il loro.

Tutta la vita di Anne alla fine può essere letta come una drammatica dedica a sua madre.

Nel romanzo Annemarie come un camaleonte tracima decine di personaggi: è l’angelo senza sesso, serio e terribile che fa innamorare chiunque; è l’amica di Klaus Mann, figlio di Thomas Mann, con il quale condivide inquietudini, droghe e viaggi; è perdutamente innamorata di Erika Mann, altra figlia di Thomas, che non la ricambia ma per la quale Annemarie è pronta ad annullarsi e umiliarsi; è la moglie elegantissima del diplomatico francese Claude Clarac; è la scrittrice e documentarista nell’Europa sconvolta dal nazismo, proiettata in Oriente, nei deserti di Persia e Babilonia; è la viaggiatrice instancabile; è la tossicodipendente, morfinomane, delirante, rinchiusa in manicomio al Bellevue Hospital di New York… e molto altro.

Annemarie è tutte queste donne e nessuna, si trasfigura, efebica, non sa dove andare, e per questo cavalca centinaia di luoghi, di incontri, di esperienze, può solo consumarsi lentamente, è febbre destinata a bruciarsi.

Seguirla nel suo smarrimento è un viaggio che ti costringe a riflettere su cosa sia “identità”. Annemarie è per tutti, riflesso del desiderio di ognuno, ti sorprendi ad amarla da lettore chiedendoti alla fine chi e cosa hai amato.

 

Dott.ssa Laura Cioni