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Censis

Censis

il censis usa il linguaggio psicanalitico per leggere la società italiana...

Portiamo all’attenzione i risultati di un’indagine del Censis, uscita il 6 giugno 2011, dal titolo “La crescente sregolazione delle pulsioni” che aveva l’obiettivo di leggere il disagio che sta vivendo la società italiana attraverso schemi interpretativi diversi da quelli consueti dell’analisi sociale ed economica, affini ai paradigmi interpretativi offerti dalla psicanalisi.

Il Censis ha avanzato un’ipotesi di crisi antropologica che vede il disagio dell’attuale civiltà come il risultato di una complessa interazione di fenomeni quali: la crisi dell’autorità, il declino del desiderio, la riduzione del controllo sulle pulsioni.

Siamo di fronte a quella che la psicanalisi chiama la “caduta del Padre”, che si manifesta come depotenziamento della Legge, scomparsa degli ideali comuni, perdita di consistenza del collante sociale.

Freud aveva mostrato che il programma della civiltà non può garantire il soddisfacimento del programma delle pulsioni dei singoli o meglio che fra questi due programmi esiste una disarmonia di fondo che aveva appunto chiamato disagio della civiltà.

La legge è ciò che impone all’uomo di perdere parte del proprio godimento a favore della costruzione di legami sociali e a favore dell’istillazione del desiderio, motore di ogni progresso personale e culturale.

Con “l’affievolirsi” della Legge, è il postulato di Civiltà ad essere messo in crisi: dal momento che sfumano i riferimenti normativi che fanno da guida ai comportamenti, è sempre più facile assistere a una relativizzazione delle regole da parte del singolo a favore della legittimazione delle proprie pulsioni individuali.

Alcuni numeri evidenziati dall’indagine del Censis:

È diffuso il sentimento autoreferenziale per cui ognuno è l’arbitro unico dei propri comportamenti: è questa l’opinione dell’85,5% degli italiani. Inoltre, si ritiene che le regole possano essere aggirate in molte situazioni. Nel divertimento è ammessa la trasgressione soprattutto dai più giovani (il 44,8%). Si crede che, quando è necessario, bisogna difendersi da sé anche con le cattive maniere (il 48,6%, quota che sale al 61,3% tra i residenti nelle grandi città). Per raggiungere i propri fini bisogna accettare i compromessi secondo il 46,4%.

Aumentano le forme di violenza in cui è forte la componente pulsionale della perdita di controllo e dell’aggressività. Tra il 2004 e il 2009 le minacce e le ingiurie sono aumentate del 35,3%, le lesioni e le percosse del 26,5%, i reati sessuali sono passati da 4.454 a 5.625 (+26,3%).

Anche le forme di dipendenza conoscono oggi una innovazione delle fenomenologie. Se diminuisce in generale il consumo di sostanze stupefacenti (tra il 2008 e il 2009 i consumatori sono calati del 25,7%, passando da 3,9 milioni a 2,9 milioni circa), la pericolosità sociale del consumo di droghe non sembra diminuire: aumentano infatti le persone prese in carico nei Sert per dipendenza da cocaina (+2,5%).

La dimensione più narcisistica delle pulsioni è legata al bisogno di apparire. Nel 2010 sono stati circa 450.000 gli interventi di chirurgia estetica effettuati in Italia. Anoressia e bulimia sono le prime cause di morte tra le giovani di 12-25 anni, e ne sono colpite circa 200.000 donne.

La dimensione più distruttiva delle pulsioni si riscontra nel progressivo crescere delle forme di depressione. Il consumo di antidepressivi è emblematico: le dosi giornaliere sono più che raddoppiate dal 2001 al 2009, passando da 16,2 a 34,7 per 1.000 abitanti (+114,2%).

C’è poi la pulsione a una relazionalità virtuale. Gli italiani sono tra i maggiori frequentatori dei social network. Dal settembre 2008 al marzo 2011 gli utenti di Facebook sono passati da 1,3 milioni a 19,2 milioni. Ogni utente trascorre su Facebook mediamente 55 minuti al giorno, è membro di 13 gruppi, e ogni mese posta 24 commenti, invia 8 richieste di amicizia, diventa fan di 4 pagine e riceve 3 inviti ad eventi.
La ricerca si conclude con una nota di fiducia proprio intorno al fenomeno dei social network. Se da una parte si assiste a un narcisismo di massa, come compulsione collettiva alla rappresentazione pubblica di sé, dall’altra è vero anche che i social network stanno creando nuove forme di socialità orizzontale fortemente paritarie (in cui se tutti appaiono nessuno è davvero famoso) che forse vanno al di là della dimensione pulsionale e rispondono al desiderio di ricondensazione sociale, di ricondivisione di significati e aspirazioni.

 

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