Diari di pietra – Carol Shields

Carol Shields, Diari di pietra, Voland 2009, traduzione di Barbara Ronca, pp. 360

Daisy è nata nel 1905, in un villaggio del Manitoba, Canada. Sua madre, l’ingenua Mercy Stone, sta cucinando quando accusa dei dolori tanto forti quanto imprevisti. Muore inconsapevole dandola alla luce e sembra che il suo ultimo respiro sussurri alla nuova nata di aprire gli occhi e vivere. Il marito Cuyler Goodwill, operaio in una cava di calcare, non si darà pace e costruirà sulla tomba di lei una torre di pietre, che diventerà addirittura un’attrazione turistica.
Emersa da questo evento luttuoso, Daisy vive la sua lunga vita fra il Canada e lo stato americano dell’Indiana, si sposa, resta vedova dopo pochi giorni, si risposa a 31 anni col ritrovato Barker Flett, figlio della sua antica vicina di casa, che per anni si è occupata di lei. Gli anni del Novecento passano, le amiche, i figli, le perdite. Daisy è una donna ordinaria, la cui vita si staglia appena su paesaggi severi e affascinanti e sulle varie esistenze di coloro che accanto a lei conducono le avvincenti avventure della normalità. In una scrittura semplice e luminosa, di capitolo in capitolo e di decennio in decennio, un destino si definisce, si compie: la narrazione è l’unica via per dare un senso alla vita. In età più che matura, Daisy diventa la Signora Pollice Verde tenendo una rubrica giornalistica di consigli sul giardinaggio: forse l’intreccio inestricabile di vita e morte che ha segnato la sua nascita può disciogliersi, forse si può imboccare la via della vitalità e della certezza. L’ultimo capitolo vede un’intera esistenza riapparire grazie alle piccole testimonianze degli oggetti ritrovati dai figli, ricette, liste di libri letti, pacchi di vecchie lettere. In inglese, daisy vuol dire margherita, ed è strano che proprio quel fiore sia stato dimenticato nel giorno dell’addio.

Dott.ssa Daniela Cinelli