Anoressia

 “Tutto è linguaggio, e quando la parola ha abbandonato la bocca, è nel corpo che dobbiamo trovarla” (Descargues)

L ‘anoressia è un modo per esprimere una sofferenza profonda, che non ha trovato altro modo per manifestarsi.
Le persone affette da anoressia iniziano, ad un certo punto della loro vita, a ridurre gradatamente la loro alimentazione o ad interromperla bruscamente, con una conseguente perdita di peso.
Si riduce l’alimentazione per ritrovare o mantenere la linea, poi pian piano, nonostante il dimagrimento, l’immagine riflessa allo specchio continua a rimandare ad un corpo che non soddisfa e si continua ad eliminare cibo nella speranza, irraggiungibile, di arrivare ad essere perfette come si desidera.
Purtroppo, anche quando lo specchio rimanda un’ immagine di sé vagamente simile a quella immaginata, non si può che continuare a controllare per non tornare come prima.
Lo specchio, la bilancia e il cibo diventano una vera propria ossessione intorno a cui ruota tutta la propria esistenza; ci si accorge di essere chiusi in una gabbia senza via d’uscita che costringe a ripetere all’infinito lo stesso rituale.
L’anoressica non rifiuta solo il cibo ma tende a rifiutare tutto il mondo; ogni avvicinamento degli altri è vissuto come pericoloso non essendo riuscita a costruirsi dei confini solidi su cui poter contare.
Le motivazioni per cui le persone sviluppano l’ anoressia sono molteplici e vanno ricercate nella storia di ogni persona. L’anoressia rappresenta una soluzione che il soggetto ha trovato per poter fare fronte a dei passaggi esistenziali che non è riuscito a sostenere in altro modo.

CURA

I soggetti che soffrono di anoressia spesso rifiutano la cura perché ritengono di stare benissimo e di non avere bisogno di nessun aiuto; solitamente sono i familiari, gli amici e le persone che vivono accanto a loro che mostrano preoccupazione e angoscia per il dimagrimento a cui assistono impotenti.
Il Centro Cpf, attraverso il lavoro dell’ equipe multidisciplinare, cerca principalmente di aiutare la paziente a dare voce alla sua soggettività, che spesso è stata completamente anestetizzata dal sintomo, cercando di aiutarla a costruire una sua modalità di affrontare la vita che possa non essere più così distruttiva.