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RUBRICA – “Ti è mai capitato di… ?”

TI E’ MAI CAPITATO DI…? 

…chiederti perché anche quando ci si vuole curare si resta “attaccati al sintomo”?

Nella nostra pratica clinica vediamo spesso come le pazienti che seguono un percorso terapeutico per curarsi, nel momento in cui avvengono dei miglioramenti , invece di essere contente cadono nella disperazione e nell’angoscia.

Le persone che stanno loro intorno, in particolare i familiari,

di fronte a queste difficoltà le accusano di non volersi veramente curare, di prenderle in giro ecc.

In realtà la situazione non è proprio così come viene interpretata.

Il sintomo, nelle pazienti affette da DCA, ha la funzione di manifestare bisogni e sofferenze profondi che non hanno trovato altro modo per essere espressi se non attraverso il corpo e il cibo. Le persone non riescono a comprendere il ruolo del sintomo, il significato affettivo che ricopre e lo scopo per cui è stato costruito e per questo motivo risulta difficile abbandonarlo.

Il terapeuta, nel corso della cura non combatte il sintomo ma si mette in ascolto del paziente per aiutarlo a comprendere e a tradurre il significato che questo comportamento patologico può avere per lui, aiutandolo a costruire delle modalità meno distruttive per manifestare il suo malessere.

Solo quando la persona sentirà di aver trovato dentro di sè altri modi per esprimersi sarà in grado di abbandonare il sintomo perché non sentirà più il bisogno di manifestarlo.

TI E’ MAI CAPITATO DI…?

… pensare che i Disturbi del comportamento alimentare possano essere considerati delle dipendenze? 

I DCA nelle sue varie forme cliniche potrebbero essere classificati come patologie della dipendenza perché i comportamenti sono simili a quelli dei tossicomani, degli alcolisti e di altri tipi di dipendenze.

I pensieri e i comportamenti nelle persone che soffrono di queste patologie sono costantemente focalizzati sul cibo, su ciò che mangeranno o non mangeranno, sul proprio corpo, sul peso segnato dalla bilancia e sulla propria immagine riflessa allo specchio.

Anoressia, Bulimia e Alimentazione Incontrollata sono forme di autocura per lenire una sofferenza. Le persone ricorrono continuamente ad oggetti esterni per cercare di stare meglio, ma l’illusione del benessere dura poco e ci si ritrova nuovamente vuoti e sofferenti, e così ricomincia l’affannosa ricerca di cibo o di perdita di peso per ritrovare il benessere in un circolo vizioso senza fine. Cibo, corpo, peso, sono solo disperati tentativi di affrontare un dolore psichico che non ha trovato altro modo per essere elaborato ed espresso.

TI E’ MAI CAPITATO DI…?

… ascoltare persone che hanno un disturbo alimentare dire: “…basta metterci un po’ di buona volontà per guarire senza bisogno di cura…”?

I disturbi alimentari, come altre malattie, non guariscono per buona volontà né persistono per cattiva volontà.

Negare la malattia, evitare le cure o interromperle dopo pochi mesi, è un aspetto caratteristico dei DCA.

Questo aspetto è comprensibile se pensiamo che questi sintomi sono generati per far fronte ad una sofferenza profonda e rappresentano per il soggetto la soluzione migliore che egli ha trovato per gestire questi disagi profondi.

Quindi la paura di andare a toccare, attraverso il percorso di cura, le aree di sofferenza che sono anestetizzate dal sintomo alimentare, induce molte resistenze che si manifestano attraverso il pensiero onnipotente del “potercela fare da sola” o attraverso l’abbandono della terapia.

Le cure di queste patologie sono lunghe e complesse, si deve riuscire a comprendere quanto è accaduto per poi “digerire” il dolore e la sofferenza che hanno portato a ricorrere al sintomo.

Il percorso è difficile e le difficoltà che si incontrano non devono scoraggiare rispetto all’utilità della cura.

TI E’ MAI CAPITATO DI… ?

…vedere persone che mostrano un interesse eccessivo per l’ alimentazione sana e corretta?

La cultura del benessere fisico e l’ attenzione ad una alimentazione sana e corretta che prende le mosse da una certa filosofia di vita ha dato origine ad un nuovo disturbo del comportamento alimentare denominato ORTORESSIA (dal greco orthos, che vuol dire corretto e orexia che vuol dire appetito)
Questo disturbo è una sorta di ossessione per i cibi giusti e corretti; alcuni autori la paragonano ad una patologia da dipendenza dovuta alla dispersione di tempo e alle modalità di ricerca del cibo: potremmo definirli i drogati del cibo sano.
Tra i comportamenti che queste persone mettono in atto c’è l’ abitudine a trascorrere ore discutendo se un cibo è puro o impuro, oppure come e dove acquistare il cibo e come cucinarlo.
Questa patologia porta queste persone ad evitare di consumare i pasti fuori casa e a rinunciare ad occasioni sociali perché non si conosce la provenienza del cibo e gli ingredienti utilizzati per cucinarli.
Come si può distinguere una persona solo fissata da un ortoressico?
Bratman afferma che ogni volta che la libera scelta è sopraffatta da una modalità compulsiva e che la modalità alimentare diventa più importante di qualsiasi altra cosa ci si trova di fronte ad un disturbo alimentare e non in presenza di un “mangiatore virtuoso”.

TI E’ MAI CAPITATO DI… ?

…Perdere il controllo mentre stai mangiando o di non riuscire più a smettere di mangiare oppure di mangiare di nascosto?

Perdita di controllo con velocità nel mangiare, sensazione di pienezza eccessiva, introduzione di grandi quantitativi di cibo spesso in assenza di sensazioni di fame, segretezza nell’atto del mangiare accompagnati a sensazioni di vergogna, colpa e ribrezzo per se stessi, potrebbero essere i segnali di un Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

Il DAI ( disturbo da alimentazione incontrollata), oggi ufficialmente riconosciuto come Disturbo del Comportamento Alimentare, si insinua nella vita quotidiana delle persone e spesso viene confuso con una normale obesità o una semplice “golosità”.

Le persone che ne soffrono solitamente hanno alle spalle mille tentativi di diete fallite che aumentano il senso di impotenza rispetto a quanto gli sta accadendo.

Questo disturbo colpisce sia uomini che donne, è spesso associato all’ obesità e può comparire dall’ infanzia fino all’ età matura.

Spesso le persone che ne soffrono nel tempo tendono a isolarsi e ad evitare tutte le situazioni sociali.

Il cibo viene utilizzato un po’ come  anestetico rispetto alle sensazioni emotive, agli stati depressivi e ansiogeni.

TI E’ MAI CAPITATO DI… ?

avere un’ amica, figlia, compagna che inizia a dimagrire ogni giorno di più e non sapere come comportarti?

Anoressia, bulimia, obesità non sono un capriccio, ma malattie psicologiche molto serie. Avere in casa una figlia che rifiuta il cibo fino a morire o che mangia tutto quello che trova è molto difficile da affrontare.

E’ importante mostrarsi disponibili ad ascoltare senza essere giudicanti e senza cercare di sollecitare l’ amica, compagna, alunna o figlia ad alimentarsi.

I familiari, gli amici e  compagni non possono curare chi soffre di queste patologie, ma possono invece individuare dei luoghi di cura e indicarli a chi ne ha bisogno.

All’ interno dei Centri è possibile, per i familiari, avere uno spazio con un terapeuta con l’ obiettivo di aiutarli a  capire cosa sta accadendo e a  trovare gli strumenti più idonei per facilitare la richiesta di aiuto da parte della figlia.

TI E’ MAI CAPITATO DI… ?

sentire parlare di disturbi alimentari senza comprenderne le cause?

I Disturbi del Comportamento alimentare, anoressia, bulimia, obesità, alimentazione incontrollata e altri disordini alimentari, sono sintomi di un disagio psichico che si esprimono attraverso la manipolazione del cibo nel tentativo di modificare il corpo.

Il nucleo centrale del disagio sta nell’ insoddisfazione per il proprio corpo, un corpo che non si ritiene adeguato rispetto ad un ideale di magrezza.

Il valore di sé viene misurato dal peso corporeo pensando che si potrà avere successo e si potrà affrontare il mondo solamente se si riuscirà a raggiungere il corpo e il peso ideale.

TI E’ MAI CAPITATO DI… ?

chiederti quali possono essere i segnali di un disturbo alimentare?

E’ importante che i familiari si accorgano dei disagi delle figlie perché, se presi nella fase iniziale, è più facile affrontarli in un percorso di cura.

Dopo molti anni dall’ esordio questi disturbi tendono a cronicizzare e la cura diventa molto più lunga e difficoltosa.

I segnali possono essere:

un interesse crescente per il cibo e per il suo contenuto calorico, un’ attenzione per il peso e per la propria immagine corporea.

Un altro segnale rilevante è la tendenza a disertare la tavola, cioè a non condividere più con gli altri i pranzi e le cene, comportamento che mette in luce il ritiro e il rifiuto che accompagna questa malattia.

E importante che i genitori non entrino nella dinamica del cibo cercando di propinare di nascosto cibi nutrienti a figlie che rifiutano il cibo, o chiudendo cucine e frigoriferi a ragazze che si abbuffano.

TI E’ MAI CAPITATO DI… ?

pensare perché il trattamento dei DCA venga effettuato da un’equipe multidisciplinare?

L’approccio terapeutico multidisciplinare integrato è fondamentale per la cura dell’Anoressia, Bulimia, Obesità e Disturbo da Alimentazione Incontrollata, perché rappresenta una risposta alla complessità e alla multifattorialità dei Disturbi del Comportamento Alimentare.

L’equipe multidisciplinare è costituita da più figure professionali che collaborano, in modo da garantire una presa in carico degli aspetti fisici, psicologici, sociali, relazionali e familiari, implicati nel disturbo.

Il percorso di cura all’interno di un’equipe, viene costruito a seconda delle necessità soggettive e cliniche, questo significa che gli interventi terapeutici non sono standardizzati ma co-costruiti insieme alla persona.

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