Autolesionismo e DCA

Numerosi studi evidenziano l’esistenza di una correlazione tra disturbi del comportamento alimentare e gesti autolesivi. Infatti, circa il 30%-40% delle persone con disturbi alimentari ricorrono o hanno avuto episodi autolesivi . Essendo il corpo il mezzo attraverso il quale comunichiamo con gli altri, molto spesso può diventare in modo inconsapevole la manifestazione di un profondo disagio. I gesti autolesivi possono trovare una spiegazione nel costante bisogno di punire sé stessa a seguito di un pasto “sbagliato”, di un’abbuffata o di un gesto qualsiasi che abbia, per qualche verso, scatenato un senso di colpa incontenibile. Il peso di provare un dolore profondo a cui non si riesce a dare un nome, è talmente ingestibile che causarne uno maggiore sul proprio corpo sposta l’attenzione dal dolore precedente ad uno concreto e governabile. In questo modo, si tenta di controllare lo stimolo spiacevole concretizzandolo in un atto e il ferirsi diviene un semplice mezzo, esattamente come il digiuno o come il vomito, per raggiungere uno scopo, che si tratti dell’annullamento di sé o dell’autopunizione. Quindi queste pratiche come il vomito autoindotto nella bulimia, l’ipercontrollo del cibo nell’anoressia e l’autolesionismo diventano l’unico anestetico efficace che consente di passare da un malessere interiore ad uno corporeo illudendosi così di poterlo gestire.

Le patologie alimentari e l’autolesionismo rappresentano il tentativo di far fronte ad un vissuto traumatico e ad una sofferenza difficili da sostenere dove il corpo diventa il teatro dei conflitti emotivi.pict4229