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Le emozioni dei genitori rispetto alle patologie alimentari

Il contesto familiare ha un certa influenza sui sintomi alimentari del paziente; infatti la patologia scatena dinamiche conflittuali caratterizzate da forte angoscia ed impotenza. L’atteggiamento dei genitori rispetto a questo disturbo potrebbe essere una preziosa risorsa nel percorso terapeutico oppure, talvolta, potrebbe rivelarsi uno dei fattori di mantenimento del disturbo.
Nelle patologie alimentari, le madri tendono a reagire provando un grande dolore e una forte angoscia, che a volte le può portare ad assumere atteggiamenti controproducenti per l’evolversi del sintomo. Le madri hanno difficoltà ad accettare l’atteggiamento di rifiuto e chiusura da parte della figlia: improvvisamente non riescono più a sapere cosa prova e cosa pensa, gli scambi affettivi che c’erano in precedenza vengono meno e questo le fa sentire ferite e rifiutate, pensando di aver perso l’amore della figlia. Queste donne talvolta si colpevolizzano, non capiscono dove abbiano sbagliato e cercano la causa che possa aver scatenato tutto ciò. Accanto al dolore, provano odio e impotenza verso la malattia e molta rabbia verso l’autodistruttività che le loro figlie mettono in atto.
Per i padri, invece, i tempi di accettazione della patologia sono abbastanza lunghi, a volte non riescono nemmeno a nominarla e ne parlano in termini generici. Cercano di trovare delle spiegazioni razionali e, soprattutto nelle fasi iniziali del disturbo, sono portati a pensare che basterebbe modificare le abitudini alimentari per risolvere il problema e guarire. Lo stato emotivo che li caratterizza, spesso, è la collera, poichè sentono di non essere riusciti a controllare tutto e a rendere felice la famiglia. A differenza delle madri, i padri risultano molto più concreti, cercano rimedi più logici e più razionali al disturbo, invece di interrogarsi sulle cause.
Per questi motivi, è importante che, nel percorso terapeutico del paziente, possa esserci uno spazio riservato ai genitori che li aiuti a comprendere e affrontare, nel modo migliore, le loro difficoltà
L’obiettivo della terapia familiare non è, come molti credono, la ricerca della cause della malattia o la colpevolizzazione di uno o più membri della famiglia. Al contrario, ha l’obiettivo di arrivare ad avere dei possibili “co-terapeuti” all’interno del nucleo familiare, in modo che tutti i membri possano contribuire al successo del trattamento.

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