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Le manie del cibo e della dieta

Negli ultimi anni siamo stati testimoni di una crescente attenzione verso la selezione dei cibi sulle nostre tavole. Il metodo di produzione, di trasporto e di diffusione sono diventati argomenti di quotidiano dibattito e sinonimi di qualità, accertata tramite marchi di garanzia, controlli e certificati di ogni tipo.
Tutto questo, soprattutto nei paesi ad alto tasso di modernizzazione, ha portato ad una preoccupazione eccessiva nei confronti della nostra alimentazione, preoccupazione che talvolta assume il carattere di ossessione, in controtendenza rispetto ai dati scientifici sul tema. Le ricerche evidenziano, infatti, la presenza di intolleranze alimentari vere e proprie solo in una percentuale molto bassa della popolazione.
Rawvegana, fruttariana, gluten-free, no carb, smoothista, jainista, localivora, crudista. Non sono nomi di sette o nuove religioni, ma quasi. Queste sono solo alcune delle miriadi di diete che stanno condizionando il rapporto con il cibo dell’intera società industrializzata, il cui vero problema è, a differenza di qualche decennio fa, l’abbondanza. Abbondanza che ha portato ad un’improvvisa iperselettività degli alimenti e allo sviluppo di vere e proprie “manie” e timori legati al cibo, che possono portare le persone ad adottare regimi alimentari non equilibrati e, di conseguenza, carenti dal punto di vista nutrizionale.
Queste abitudini, inoltre, possono esitare nel rifiuto del cibo come piacere e della convivialità che deriva dallo stare seduti, insieme, attorno ad una tavola, condividendo momenti ed emozioni. Mangiare, infatti, è più di nutrirsi, in quanto rappresenta soprattutto un modo per stabilire una relazione con se stessi e con gli altri.
Nella svariata quantità e qualità di scelte alimentari quotidianamente a disposizione dell’individuo, quindi, il comportamento nocivo non è rappresentato tanto dal rifiuto di un particolare cibo, quanto dalla paura irrazionale che quel cibo possa nuocerci, rimandando la scelta alla ricerca di un cibo “perfettamente sano”.
È importante, piuttosto, variare nella scelta e nel consumo degli alimenti, seguendo le nostre esigenze, ma anche i nostri gusti, allontanando così i sensi di colpa.
Ciò non significa che dobbiamo mangiare tutto indistintamente, ma che una buona educazione alimentare può aiutare a diventare consumatori consapevoli e individui capaci di prendersi cura di sé, delle proprie relazioni e della propria salute in modo autonomo.

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