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Intervista a Laura Ciccolini, Presidente nazionale FIDA

INTERVISTA A LAURA CICCOLINI, PRESIDENTE NAZIONALE FIDA

(mangiarebuono.it -rubrica MANGIARE SANO- gennaio 2014)

Quali aspetti o atteggiamenti favoriscono l’insorgere dei disturbi alimentari?

I disturbi del comportamento alimentare costituiscono oggi una vera e propria epidemia sociale a causa della rapidità e per il numero crescente.Queste patologie si diffondono nel mondo occidentale del benessere, dove c’è una sovrabbondanza di cibo e oggetti e in cui l’imperativo categorico è quello di consumare il più possibile. Viviamo in una società dove il cibo è onnipresente e che ci invita costantemente a consumarne in modo illimitato e costante e contemporaneamente ci impone un modello estetico di magrezza a cui dover aderire per avere un valore. Le ragazze, in particolare, si trovano intrise di questa cultura che è prevalentemente cultura dell’immagine e dell’apparire. A fronte di questo modello sociale che iper-investe il corpo, abbiamo l’insorgere dell’anoressia-bulimia che cerca di aderire in modo totale a quest’ideale sociale dove più sei magro e più hai un valore. Il contesto sociale è l’humus su cui si viene ad innestare una patologia alimentare che in soggetti particolarmente fragili può andare ad incidere negativamente.

Quanto una dieta non corretta influenza i disturbi alimentari?

I disturbi del comportamento alimentare sono patologie multifattoriali, cioè caratterizzate da complesse interazioni fra fattori biologici, psicologici, individuali, familiari e sociali. I disturbi alimentari non sono malattie dell’appetito ma modi per manifestare una sofferenza che non ha trovato altro modo per essere espressa. La corretta alimentazione non basta per prevenire un disagio così profondo le cui cause sono molteplici. Tuttavia è importante fornire fin dall’infanzia uno stile di vita e alimentare corretto per evitare, in particolare alle ragazze che sono particolarmente sensibili sui temi dell’alimentazione, di cadere vittime di informazioni distorte acquisite su certe riviste femminili o sul web che promettono diete miracolose e che demonizzano vari alimenti. Entrare nella spirale di questa “cattiva” informazione circa l’alimentazione in cui si intraprendono diete restrittive, si saltano i pasti, si ricorre a metodi dannosi per poter dimagrire, possono, su persone particolarmente vulnerabili, scatenare un disturbo alimentare.

L’obesità infantile e adolescenziale continuano ad aumentare creando futuri pazienti con dca. Quali misure e precauzioni adottare?

L’obesità infantile ha raggiunto livelli allarmanti. Nel 2012 circa il 22,2% dei bambini era in sovrappeso e il 10,6% obeso con percentuali più alte nelle regioni del centro e del sud. Non essendoci una sola causa responsabile dell’obesità infantile, non è facile riuscire ad individuare ed effettuare una attività preventiva che possa effettivamente sortire degli effetti. Viviamo in una società in cui il cibo è onnipresente e che ci bombarda costantemente di messaggi volti al consumo illimitato di cibo. È importante che i genitori facciano attenzione a non investire il cibo di una forte carica emotiva e così talvolta il cibo diventa un sostituto affettivo, un canale attraverso il quale i genitori mostrano il loro amore al bambino. Altre volte i genitori tendono a rispondere con il cibo a qualunque esigenza ponga il figlio. Questa modalità rischia di portare il bambino a ricercare nel cibo una risposta polivalente a tutte le sue sensazioni ed emozioni.

Qual è il disturbo alimentare più diffuso?

Le forme dei disturbi del comportamento alimentare si sono progressivamente trasformate, dalla prevalenza dell’anoressia, più diffusa negli anni 60 si è andati verso la bulimia negli anni 80. Attualmente il disturbo alimentare più diffuso è il Disturbo da alimentazione incontrollata (DAI) che colpisce il 25% dei pazienti che chiedono aiuto per un problema di obesità e nel 50-75% dei pazienti con grave obesità. L’età d’esordio è intorno ai 20 anni ma il Dai colpisce anche l’età infantile, l’adolescenza, le donne in età matura e gli uomini. Questo disturbo consiste in abbuffate compulsive senza successivi episodi di compenso. Potremmo un po’ definirlo come il disturbo che fa fallire sempre tutti i tentativi di diete. Le persone che ne soffrono provano intensi sentimenti di vergogna e sensi di colpa che li portano ad avere una scarsa considerazione di sé e delle proprie capacità.

Oltre a questo disturbo, sono molto diffusi una serie di disturbi del comportamento alimentare che non sono riconducibili ai quadri clinici classici come l’anoressia, la bulimia o il Dai ma che hanno una importante rilevazione clinica. Sono i disturbi alimentari definiti “sotto soglia” che presentano in modo attenuato uno o più sintomi dei disturbi alimentari classici. Queste forme talvolta sono sottovalutate sia dalle persone che ne soffrono sia dai clinici e, se non curate, rischiano di strutturarsi nel tempo in forme cliniche evidenti. Sono, inoltre, aumentate le paure per i cibi tossici, imperversano le intolleranze alimentari, le ossessioni per il cibo corretto e sano che spesso altro non sono che dei modi per mascherare un disturbo del comportamento alimentare.

 

LAURA CICCOLINI: Presidente Nazionale FIDA. Presidente e Responsabile del Centro CPF – FIDA Torino. È iscritta all’Albo degli Psicologi e all’Elenco degli Psicoterapeuti dell’Ordine degli Psicologi della Regione Piemonte. Da più di 20 anni si occupa della formazione e del trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare. È stata Responsabile del Centro ABA di Torino dal 1993 al 2011 e docente, per molti anni, del Corso di Specializzazione dell’ABA nelle sedi sia di Milano, sia di Roma. Per 15 anni è stata Responsabile clinica della Comunità Terapeutica “La Vela” di Moncrivello (VC), struttura residenziale specializzata nel Trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. Ha pubblicato numerosi articoli relativi alle patologie alimentari e al trattamento residenziale dei disturbi del comportamento alimentare (DCA). Svolge attività libero professionale come Psicologa-Psicoterapeuta effettuando sia psicoterapie individuali sia psicoterapie di gruppo. È socia dell’Associazione Studi Psicoanalitici (ASP) e IPSFS (New York) e della Società italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA).

 

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