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Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità 2013 – Dott.ssa Rossana Vercellone

Il 3 Dicembre 2013, in occasione della giornata mondiale per la Disabilità, la Consulta per le Persone in Difficoltà e Coldiretti hanno organizzato a Torino un’importante convegno dal titolo: “Costruttori di Futuro”.

Si è trattato di un’ occasione preziosa per riflettere sulla necessità di innovare i percorsi di cura trasformando le fragilità in competenze, utilizzando il felice esempio dell’agricoltura sociale come dimostrazione della riuscita di percorsi di co-terapia.

Il Centro CPF-FIDA Torino era tra gli ospiti invitati a portare la propria esperienza e la propria particolare prospettiva sugli argomenti proposti. trattati.

Nel corso del nostro intervento, ci siamo prima di tutto interrogati sull’opportunità della nostra presenza in un tale contesto in cui si trattava di disabilità e di Agricoltura Sociale.

Ebbene, cio’ che ci avvicina ai principi ispiratori della Consulta, partendo dalla nostra esperienza di studio e cura dei Disturbi del Comportamento alimentare, è purtroppo l’incontro con alcune situazioni di compromissione psico-fisica tali da rappresentare, nel tempo, una vera e propria forma di disabilità rispetto ad una vita cosiddetta “normale”.

I disturbi del Comportamento Alimentare, come è noto, sono patologie psichiche complesse che incidono negativamente sul corpo e sulla vita di relazione. Negli ultimi decenni ne sono coinvolte fasce di età sempre più ampie, dall’infanzia fino alla maturità, e sono aumentate le forme con cui essi si manifestano: accanto alle più note Anoressia, Bulimia, Obesità si riscontrano nuovi disturbi quali Alimentazione incontrollata, Vigoressia, Ortoressia, frequentemente associate a manipolazione del corpo e/o a situazioni mediche e psichiatriche quali depressione, ansia, attacchi di panico e pluridipendenze.

La nostra esperienza ci insegna che queste persone, a causa di un profondo e grave disagio psicologico, tendono a farsi tanto male da non riuscire, in alcuni casi, a stare nella vita di tutti i giorni, né in quella lavorativa, né in quella di relazione.

Ecco perché il nostro Centro offre da sempre non solo percorsi articolati di cura e riabilitazione, ma anche progetti di prevenzione – in primis nelle scuole di ogni ordine e grado – affinché si possano sempre più sensibilizzare le persone sulla complessità e gravità di questi disturbi che coinvolgono subdolamente mente e corpo.

 

L’impegno di FIDA e Coldiretti

 

Per quanto riguarda il rapporto di collaborazione con Coldiretti, esso nasce da un’ispirazione comune: restituire al cibo il suo significato naturale, originario.

Tutti i nostri lavori e progetti comuni partono proprio da questo: laddove Coldiretti intende tornare ad un cibo buono, naturale ed etico, eliminando manipolazioni e sofisticazioni che ne trasformano la forma e spesso il sapore, uno dei nostri obbiettivi è proprio quello di aiutare le persone che curiamo a restituire al cibo il suo significato naturale. Sappiamo infatti che per loro non rappresenta più qualcosa di indispensabile alla sopravvivenza, che nutre e sostiene, ma assume una serie di significati diversi, diventando qualcosa che consola, che riempie, che viene utilizzato per affrontare un disagio e una sofferenza profonda che in altro modo non si riesce ad affrontare.

Il cibo diventa allora un po’ “tutto” ma al tempo stesso non è più “niente”, perché non ha più il suo significato originario.

Il Centro FIDA-CPF,attraverso vari tipi di interventi, cura e riabilitazione personalizzati, cerca di aiutare le persone che vi si rivolgono a recuperare anche un rapporto più sereno con l’oggetto cibo, da noi inteso come la forma concreta che ha assunto un profondo disagio interiore, svincolandolo dalla funzione di oggetto di trattamento del proprio malessere.

Condividendo quelle che sono le linee guida del Sistema Sanitario Nazionale, riteniamo che alla base di ogni trattamento sia necessario un intervento integrato condotto da un équipe multidisciplinare.

Questo principio fondamentale è alla base di ogni nostro intervento e ha trovato una perfetta cassa di risonanza negli interventi degli altri relatori che hanno partecipato alla giornata sulla Disabilità.

Il termine utilizzato un po’ da tutti, ciascuno partendo dal proprio vertice osservativo, è stato Co-Terapia.

Esattamente ciò che riteniamo essere fondamentale quando si trattano i disturbi alimentari: non si può pensare di curare solo un aspetto, perchè le persone sono estremamente complesse. Ci si deve, al contrario, occupare sia del loro corpo – con un intervento medico-nutrizionale ad hoc – sia della loro mente, delle emozioni e del disagio con un intervento psicologico .

È importante, inoltre, quando è possibile, favorire un ritorno nella società, tante volte ostacolato dalla malattia.

La nostra, come accennato, è un’équipe multidisciplinare: ci sono psicologi, nutrizionisti, psichiatri che, sempre in stretta collaborazione tra di loro, cercano di offrire  interventi che si occupino di tutti gli aspetti della persona con una particolare attenzione alla sua soggettività.

Non si tratta mai, infatti, di mettere in atto interventi standardizzati, poiché le persone sono tra loro diverse così come lo sono le loro difficoltà e le loro risorse.

Cercando di tenere sempre in considerazione tutti questi elementi, vengono proposti percorsi psicologici individuali e di gruppo, visite medico-nutrizionali, terapie espressive (quali laboratori di teatro, arteterapia), dal momento che, per ciascuno, può dimostrarsi più efficace un’esperienza diversa.

Grazie poi all’incontro con Coldiretti, in CPF si è valutato come uno spazio innovativo di scelta, ma anche di cura, possa essere l’Agricoltura Sociale, in forme del tutto mirate alle esigenze del singola persona cui si valuta di offrirla.

 

Il tema della scelta.

 

Di grande importanza si evidenzia comunque essere il tema della “scelta”: è importante aiutare le persone con disturbo alimentare a scegliere la cura, la possibilità di una vita diversa.

Si tratta di un’operazione complessa e delicata che, in alcuni casi, potrebbe proprio assumere la forma di un’esperienza di agricoltura sociale.

Persone che presentano le caratteristiche adatte a tale esperienza potrebbero trovare un luogo all’interno dell’azienda agricola in cui imparare a prendersi cura di piante, fiori, animali e prodotti della terra, ricominciando successivamente, grazie a ciò, a prendersi cura anche di se stesse.

L’azienda agricola potrebbe offrire spazi in cui entrare in contatto con la natura e con gli animali, la possibilità di lavorare in piccoli gruppi di persone, di svolgere attività manuali con ritmi dettati dalle stagioni e di avere a disposizione una vasta gamma di attività e processi in cui sperimentarsi.

Verrebbero proposte esperienze di Ortoterapia: una terapia alternativa in grado di migliorare lo stato di salute degli individui, sia da un punto di vista organico che psicologico.

Tale pratica, che deriva dall’Horticultural Therapy, offre una riabilitazione attraverso il contatto e la cura delle piante, alla luce delle evidenze sperimentali che hanno dimostrato che, occupandosi di fiori e piante, si accresce la propria capacità di attenzione e di responsabilità anche verso se stessi.

Tale attività potrebbe fornire nuove motivazioni e può dare un sostegno a persone che possono anche presentare un disturbo di tipo depressivo. Molto importante, inoltre, sarebbe  il lavoro di gruppo che favorisce la socializzazione.

Non da ultimo, la possibilità di provarsi con uno sforzo fisico, anche se limitato e monitorato, aiuterebbe a prendere maggiore consapevolezza del proprio corpo, acquisendo, inoltre, nuove competenze e conoscenze che potrebbero persino venir spese in un futuro lavorativo.

Quello che CPF si augura di fare, forte delle riflessioni fatte con Coldiretti e della letteratura in merito di Agricoltura Sociale, è proprio un progetto alternativo di cura e riabilitazione che possa diventare un ulteriore spazio di terapia, di cura, di… scelta.

 

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