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L’amico immaginario

“L’amico immaginario”

M.Dicks
Ed Giunti

“Il mio nome è Budo.
Sono in vita da cinque anni.
Cinque anni è un sacco di tempo per uno come me.
E’ stato Max a inventarmi e a darmi il nome.
Max è l’unico essere umano che può vedermi.
Io so tutto quello che sa Max ma anche qualcosa che Max ignora.
Soprattutto so che Max è in pericolo.
E so anche che io sono l’unico che può salvarlo.”

Quasi tutte le recensioni di questo emozionante romanzo, edito in Italia da Giunti, partono dalle prime parole dell’originale voce narrante: Budo un amico immaginario.
L’autore, Matthew Dicks, grazie alla sua esperienza di maestro di sostegno alle elementari, racconta con grazia e realismo la storia di Max, un bambino di 9 anni affetto da sindrome di Asperger.
Budo è l’amico immaginario di Max ed è anche il suo unico amico e sarà anche l’unico ad assistere al rapimento del bambino e a poterlo salvare.
Budo è speciale, sta con lui da cinque anni, un periodo tanto lungo che mai nessun amico immaginario ha raggiunto: è longevo e particolarmente ben definito.
Gli amici immaginari solitamente, ci suggerisce l’autore, si contraddistinguono solo per qualche particolare fisico, poiché essi hanno il solo compito, il più delle volte, di ascoltare il loro bambino.

Gli esperti sostengono che l’amico immaginario sia una creazione positiva dell’immaginazione infantile, una cosa piuttosto comune. I bambini creano un compagno immaginario per esprimere, mettendole fuori da sé, le emozioni, le preoccupazioni, gli stati d’animo che possono far parte della vita di tutti i giorni.
Si tratta di una fase tipica attraversata da molti bambini in situazioni in cui l’ambiente nel quale vivono subisce un cambiamento o quando, per varie ragioni, si trovano a trascorrere molto tempo da soli. L’amico immaginario può assumere, nella mente del bambino, le caratteristiche delle persone di cui egli sente la mancanza, dandogli conforto e sicurezza.

Ma questa è un’altra storia
A raccontarla è, per l’appunto, la viva voce di Budo, e la storia è quella di Max, il suo piccolo amico che con grande fantasia lo ha disegnato in ogni sfumatura, rendendolo più grande, più curioso e più indipendente di se stesso. Proprio queste qualità si riveleranno essere la salvezza del bambino.
Va detto che per Max vivere è una questione complicata: va in tilt se deve scegliere tra due colori, non sopporta il minimo cambio di programma. Relazionarsi con gli altri è difficile, andare a scuola è traumatico. Max detesta il contatto fisico e i baci della mamma lo paralizzano. Odia la “cacche extra” e qualsiasi cambiamento lo destabilizza tanto da farlo bloccare e perdere il contatto con il mondo che lo circonda.
Max vive dentro se stesso e per questa ragione è molto solo.
Nonostante i suoi problemi, è però un bambino coraggioso. E’ diverso da tutti gli altri e per questo i coetanei lo prendono in giro o lo ignorano.
La mamma cerca di farlo migliorare e gli ruba i baci di notte per avere un po’ di quel contatto cui il piccolo sfugge; il papà invece lo tratta come se fosse qualcun altro chiedendogli di fare cose di cui lui proprio non comprende il significato; la maestra Gosk, pur essendo la miglior maestra del mondo, lo tratta in modo strano.
Nessuno considera Max un bimbo normale, tutti lo vorrebbero diverso, nonostante ciò, lui, apparentemente incurante, continua ad alzarsi, a prendere l’autobus e ad andare a scuola. A vivere, insomma. A modo suo.
La vita di Max, infatti, è quotidianamente scandita da regole che si è autoimposto e che gli permettono di non entrare nel panico, cercando un suo filo logico nella confusione del mondo: la colazione si fa prima delle nove di mattina, altrimenti si sta digiuni fino al pranzo, e non si indossano mai più di sette indumenti per volta (scarpe escluse).
Per fortuna c’è Budo, il suo amico immaginario, intraprendente e spiritoso che non lo abbandona mai e da molto vicino ci racconta la loro vita. Budo ha cinque anni, non dorme mai, passa le sue nottate al distributore di benzina, oppure nel locale dove fanno gli hotdog e sa un sacco di cose per essere così piccolo. Passa facilmente attraverso porte e muri ma non può entrare in contatto con gli oggetti.
Non lascia mai da solo Max, è sempre al suo fianco, pronto a suggerirgli la risposta nei momenti di difficoltà, a calmarlo e a tranquillizzarlo quando ha paura. Riesce a fare ciò che Max da solo non potrebbe mai fare, al tempo stesso, senza Max, lui potrebbe esistere e di conseguenza, sapere tutto ciò che sa.
Esisterà solamente fino a che Max crederà in lui, avrà bisogno di lui.
E’ difficile, per un amico immaginario intelligente come Budo, accettare l’idea che un giorno all’improvviso tutto sparirà, compreso il ricordo di lui. Questo lo mette in crisi, lo fa sentire ambivalente tra il desiderio di autonomizzare il suo amico e il terrore di smettere di esistere.
Un giorno, poi, accade qualcosa di terribile: Budo vede Max uscire nel cortile della scuola e sparire nell’auto della maestra di sostegno. Lo chiama, gli ordina di fermarsi, lo rincorre, ma è tutto inutile: l’auto parte separando Budo e Max per la prima volta.
Da quel momento, di Max non si hanno più notizie e Budo è l’unico a sapere cosa è accaduto al bambino e dove si trova.
Nessuno al mondo, però, può sentire le sue parole, nessuno, tranne il suo amico scomparso…
Entrambi i protagonisti, allora, faranno appello a tutte le loro risorse, anche a quelle inattese e a loro sconosciute fino ad un attimo prima.
Budo farà una scelta coraggiosa, Max anche.
Possiamo allora immaginare che le parti possano integrarsi in una nuova unità più funzionante.

Una storia originale, commovente e toccante, scritta con uno stile garbato e poetico, che con delicatezza sfiora il mondo dei bambini incantando.
Matthew Dicks si dimostra efficacie nell’inventare non solo i personaggi verosimili, ma anche quelli immaginari, e nel raccontare le loro vite.
Ognuno ha una sua peculiare caratterizzazione.Alcuni sono più semplici di altri ma, probabilmente, ciò dipende dal fatto di essere i personaggi dei loro piccoli creatori, che hanno ancora una visione limitata del mondo.
Questo ha le caratteristiche di un romanzo psicologico e può far riflettere sul primo modo di rapportarsi con il mondo esterno, fuori da quello interiore popolato di fantasie e sogni.
Viene raccontato un universo parallelo, con le sue regole e le sue caratteristiche, che trova posto accanto ai bambini ma rimane inaccessibile agli adulti ed è destinato a scomparire quando non ve ne sarà più bisogno.

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