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I Giganti d’Argilla

Giganti d’Argilla – I disturbi alimentari maschili

 

Laura Dalla Ragione, Marta Scoppetta

ED. Il Pensiero Scientifico Editore 2009

Recensione a cura della Dott.ssa Laura Ciccolini

 

I disturbi del comportamento alimentare si sono caratterizzati come patologie del femminile e, nonostante l’aumento nella popolazione maschile di questi sintomi, sono pochissime le pubblicazioni che affrontano queste problematiche nei maschi.

Le ricerche effettuate fino ad oggi, si sono basate su una testistica pensata per le donne, rendendo quindi ancora oggi, controversa la collocazione diagnostica di casi maschili, spesso ricondotti ad una secondarietà o ad altre patologie psichiatriche.

In questo testo le autrici, spiegano il perché, improvvisamente, gli uomini non sono più immuni da questi disturbi, da quelli più “classici”, come anoressia, bulimia e disturbi da alimentazione incontrollata, a quelli “nuovi” come l’ortoressia e la bigoressia, più specifici del genere maschile.

Fino a vent’anni fa l’incidenza dei disturbi del comportamento alimentare negli uomini era pari a 1:10 o 1:15, oggi i dati più recenti ci mostrano un rapporto molto diverso 1:4, dato che si accorcia se consideriamo il disturbo da abbuffata compulsiva dove la distanza fra maschi e femmine diventa 3:4.

Una domanda sorge spontanea, si ammalano più persone o solamente più maschi si mettono allo scoperto? Oppure, inizia ad esserci una maggiore attenzione da parte dei clinici su questa patologia che prima non veniva riconosciuta come tale?

A queste domande è difficile rispondere in modo chiaro ed univoco.

Quello che emerge oggi sempre di più è l’esigenza di avere dei punti di riferimento chiari che permettano ai clinici di individuare e formulare una diagnosi di disturbo del comportamento alimentare.

In letteratura i casi di anoressia maschile descritti sono scarsissimi. Nel 1689 Morton descrive un caso maschile di anoressia che definisce “consunzione nervosa”.

Successivamente non vengono più descritti casi se non in modo sporadico, fino ad arrivare alla Bruch che definisce i disturbi del comportamento alimentare maschili come “atipici” sostenendo l’assenza di differenze significative dai casi femminili, sia per fenomenologia clinica, sia per eziopatogenesi.

Negli anni 60, i disturbi alimentari maschili, tornano ad essere oggetto d’attenzione perché, oltre ai disturbi classici, compaiono sulla scena due nuove forme di sintomatologia che colpiscono prevalentemete l’uomo: la bigoressia e l’ortoressia, disturbi che non hanno avuto, finora, una collocazione nosografica ma che sono conosciuti nell’ambito clinico e scientifico.

Quello che viene constatato e messo in evidenza è come siano mancati in ambito clinico, i criteri diagnostici per identificare i disturbi del comportamento alimentare nei maschi in quanto, tutti i riferimenti riguardano il genere femminile.

Per esempio, nella IV edizione del DSM, fra i criteri principali elencati per descrivere l’anoressia, viene indicata “l’assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi”. Emerge, dunque, l’assenza di un corrispondente maschile altrettanto definibile.

L’assenza di sintomi specifici nell’ uomo pone maggiori difficoltà a formulare una diagnosi chiara solo se andiamo a vedere nell’ICD 10 (decima revisione della Classificazione Internazionale delle sindromi e dei disturbi psichiatrici e comportamentali) viene posta l’attenzione sulla distinzione fra anoressia maschile e femminile con l’introduzione di “… un disturbo endocrino diffuso, che coinvolge l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, che si manifesta nella donna come amenorrea e nell’uomo come perdita dell’ interesse e della potenza sessuale”. Ad eccezione dell’amenorrea i criteri diagnostici per uomini e donne sembrerebbero essere gli stessi: l’età d’insorgenza, lo status socio-economico non sembrano differire molto fra maschi e femmine.

Un aspetto di differenza sembra essere posto nella maggiore attività sportiva praticata dagli uomini come modalità per perdere peso, mentre, nelle donne è più frequente la perdita di peso attraverso diete e digiuni. Nei maschi troviamo, inoltre, una minore fissazione sulla perdita di peso e su alcuni aspetti dell’ immagine corporea.

Numerosi studi associano anche una maggior presenza di disturbi psichiatrici negli uomini affetti da disturbi del comportamento alimentare.

Alcuni autori, inoltre, associano una storia di obesità infantile più frequente nei maschi che nelle femmine.

Mancando dei criteri chiari, gli uomini affetti da anoressia nervosa, spesso arrivano ai Servizi con un’alta percentuale di alterazioni fisiche causate da un avanzato stato di malnutrizione che spesso sono sia il risultato di un ritardo nella ricerca di attenzioni mediche da parte dei pazienti sia di un ritardo di riconoscimento della patologia da parte dei curanti.

Partendo da queste difficoltà le autrici hanno dato una sistematizzazione chiara che potrebbe aiutare i clinici a riconoscere tempestivamente tali patologie.

Le principali caratteristiche dei disturbi del comportamento maschile vengono individuati dalle autrici in:

  1. Preoccupazione focalizzata sulla muscolarità e sulla prestanza fisica
  2. il disturbo dell’alimentazione incontrollata seguito da bulimia nervosa è quello più presente nei maschi
  3. l’iperattività fisica è la condotta di eliminazione più utilizzata
  4. minore inclinazione a chiedere aiuto agli specialisti dovuto alla convinzione che siano problematiche esclusivamente femminili
  5. tra i fattori di rischio che predisporrebbero un uomo ad ammalarsi troviamo:
    • episodi negativi o traumatici nella storia personale
    • obesità infantile
    • omosessualità: i disturbi alimentari sono presenti in misura quattro volte maggiore negli omosessuali. Secondo alcuni studi, il 20% degli uomini omosessuali soffre di un dca. Potremmo pensare che un’ identità di genere non proprio consolidata sembrerebbe associarsi maggiormente alla possibilità di sviluppare tale patologia
    • comorbilità psichiatrica :gli uomini presentano una comorbilità psichiatrica più alta che quella che ritroviamo nelle donne. Disturbi dell’umore , depressione , disturbo ossessivo compulsivo e i disturbi associati all’uso di sostanze
    • attività sportiva svolta in maniera agonistica e con eccessiva competizione(sono maggiormente predisponenti quegli sport che richiedono una massa grassa ridotta o un importante dimagrimento.

Oggi, nel dibattito intorno ai criteri del DSM V sui dca, sembra evidenziarsi fra i clinici un maggiore bisogno di formulare dei criteri diagnostici chiari comprendenti il maschile.

Nel nuovo manuale diagnostico, saranno inserite le categorie in cui sono più presenti i maschi, che sono:

  1. Disturbo del comportamento alimentare non altrimenti specificato che nasce come categoria comprendente forme residuali e pian piano era diventata nel tempo il contenitore di una molteplicità di forme di disturbo fino a diventare la categoria maggiormente incontrata nella pratica clinica.
  2. Disturbi da alimentazione incontrollata, è presente in elevata percentuale nei maschi.
  3. I due così detti “nuovi sintomi”, che sono la bigoressia e l’ortoressia, e la nuova sindrome caratterizzata dall’attitudine di mangiare e sputare.

Tutti questi disturbi sembrano essere più presenti negli uomini.

Se alcuni di questi disturbi già comparivano nel DSM IV, nella nuova edizione saranno solo articolati meglio.

L’ortoressia e la bigoressia sono due nuovi disturbi che verranno introdotti nel DSM V e nel ICD.

Entrambi questi sintomi prendono le mosse dalle filosofia di vita volta al salutismo e al mantenimento della forma fisica ma poi, nella patologia ne esasperano il comportamento fino a mettere a rischio la propria vita.

L’ortoressia, dal greco “orto” che vuol dire dritto e “orexia” che vuol dire appetito, è un disturbo che riguarda un’ossessione per il cibo giusto e corretto ed è paragonata ad una dipendenza patologica anche a causa della dispersione e la perdita di tempo che tale ossessione comporta.

Gli ortoressici sono una sorta di drogati per il cibo sano.

Queste persone ricercano con scrupolosità eccessiva il cibo sano ed hanno un terrore di contrarre malattie organiche attraverso l’alimentazione e, a causa di questo terrore, controllano e selezionano minuziosamente il cibo.

Tali comportamenti portano queste persone a evitare situazioni conviviali con il timore di poter contaminare il proprio corpo.

Lo stile alimentare dell’ortoressico è talmente rigoroso da esporlo costantemente al rischio di sviluppare gravi carenze nutrizionali.
La diffusa preoccupazione per il cibo nei casi più gravi evidenzia una sorta di delirio persecutorio in cui l’ortoressico teme che qualcuno voglia avvelenarlo.

La bigoressia, dal termine inglese “big” ovvero grande, grosso, è una condizione di recente osservazione caratterizzata dalla preoccupazione , in persone visibilmente muscolose, di essere troppo magri e poco prestanti. Questa condizione ha una prevalenza nel sesso maschile ed in particolare fra i frequentatori di palestre.

Inizialmente, era stata definita “Anoressia inversa” in quanto, come l’anoressica, si vede sempre grassa pur essendo magrissima e la propria autostima e il valore di sé viene fatto dipendere dalla propria forma fisica. Il timore di non essere mai abbastanza muscolosi spinge questi ragazzi a estenuanti sedute in palestra.

Le attività lavorative, ricreative spesso sono compromesse per lasciare spazio ai lunghi allenamenti e per non trasgredire il regime alimentare.

Inoltre vengono sempre più consumati steroidi anabolizzanti per avere un aiuto nello scolpire il corpo e per ridurre la massa grassa, tali assunzioni possono mettere a rischio la salute fisica e psichica.

Difficilmente queste persone ammettono di fare uso di sostanze anabolizzanti.

Viene messo in evidenza dalle autrici il rapporto fra i DCA e il mondo dello sport ,luogo dove il rischio di sviluppare un DCA è particolarmente elevato per l’attenzione che viene posta sul corpo e dove gli atleti talvolta, vengono sottoposti a regimi alimentari molto rigidi per riuscire ad ottenere migliori risultati e spinti ad abusare di sostanze chimiche per migliorare la perfomance fisica.

La cultura attuale , spinge gli individui a sentirsi in forma praticando regolarmente un’ attività fisica e avendo una alimentazione corretta ed equilibrata. Gli allenatori, spingono le persone a migliorarsi costantemente e, quando incontrano persone già ipercritiche , insoddisfatte del proprio aspetto fisico, tali pressioni non fanno che aumentare il negativismo relativo alla propria immagine corporea.

Nel libro viene evidenziata l’importanza fondamentale che potrebbe avere la formazione degli allenatori, degli psicologi, dei nutrizionisti che girano intorno agli atleti e nelle palestre per poter effettuare una diagnosi precoce.

Spesso ci si trova di fronte a disturbi polimorfi, difficili da diagnosticare che tendono con maggiore facilità, rispetto a quelli femminili, ad essere confusi con comportamenti normali, condivisi culturalmente e quindi, vengono rilevati solo quando le condizioni fisiche si sono deteriorate.

A causa di queste condizioni è molto difficile pensare che queste persone possano chiedere aiuto spontaneamente.

E’ di fondamentale importanza che gli allenatori possano veicolare questi ragazzi verso un centro di cura.

Nell’ ultima parte del libro viene descritta la presa in carico di queste patologie che necessitano, visto la complessità e la multifattorialità, di un approccio multidisciplinare costituito da un’equipè in cui sono presenti diverse figure professionali che possano formulare un pensiero unitario sul paziente.

Viene inoltre sottolineato, come il trattamento dei DCA non differisce fra maschi e femmine.

Partendo dal vuoto nosografico riguardante i DCA al maschile , le autrici hanno effettuato nel libro una lavoro chiaro e particolareggiato che ci permette di colmare le carenze che finora ci siamo trovati ad affrontare.

Mi verrebbe da dire che dopo la lettura di questo libro è molto più semplice individuare un DCA in un uomo e quindi poterlo indirizzare verso una cura appropriata.

Poter avere una diagnosi descrittiva dei vari modi in cui si declinano i DCA al maschile è molto importante.

Nella nostra pratica clinica abbiamo visto che è fondamentale oltre ad avere una diagnosi descrittiva, quando pensiamo ad effettuare un trattamento, riuscire ad effettuare una diagnosi strutturale, aspetto che spesso non è evidente e che emerge solo dopo una fase preliminare di lavoro.

La comprensione della diagnosi strutturale nella nostra clinica è imprescindibile dal trattamento perché è quella che ci orienta nella direzione della cura ed è proprio, a partire dalla struttura del paziente, che l’equipè curante può formulare i suoi interventi.

 

 Recensione a cura della

Dott.ssa Laura Ciccolini

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